Firmo e sottoscrivo (o almeno avrei voluto)

Allora, no ricapitolo perché quello che penso di questa storia sta scritto qui, qui e qui.
Anche in altri post ma giusto accenni.
Comunque, fatevi un’idea leggendoli, ma credo vi basterà anche quello che segue.

Mi fate schifo, semplicemente schifo.

Senza volersi per forza soffermare su come spacciate la solidarietà (intesa come accordo, non come poi è stata usata.. quello è un altro paio di maniche) come qualcosa che tutti abbiamo firmato, quando in realtà non siamo nemmeno stati interpellati. Posso capire noi, non-iscritti e lontani dalle vostre sigle ammucchia e raspa, ma addirittura i semper fidelis, coloro i quali ancora pendono dalle vostre labbra, addirittura loro siete riusciti a tenere all’oscuro.
Insomma, voi sparite dopo aver firmato un accordo che di fatto prendeva il nostro contratto e lo buttava in pasto all’azienda, come Redhead in “The Snatch” dava in pasto ai maiali i pezzi dei suoi avversari. Poi tornate giusto in tempo di crisi, tranne alcuni sprazzi di vertenze e diffide perché in un posto dove si lavora con LE PAROLE, voi non volete che tra i tanti aspetti:

– tempi di chiamata
– livelli di servizio
– rapporto chiamate offerte/prese
– abbandonate entro i 20, 40, 60 secondi

(e tanti tanti altri obiettivi che, a mio parere, dovrebbero essere i primi a dover essere limati e limitati) insomma voi non volete che vengano principalmente giudicate proprio LE PAROLE. La base del nostro lavoro. La qualità, per fortuna e purtroppo, sta cominciando ad essere importante per questo lavoro. Sicuramente molto più di prima.
E’ come se in una catena di montaggio di auto non si montasse il parabrezza perché antiestetico.
Magari hai una macchina da paura, rapporti perfetti su tutta la linea, ma al primo sasso dal cavalcavia ti ritrovi la testa esplosa dentro tutta la macchina come Marvin in “Pulp Ficition” senza nemmeno aver sentito il crash del parabrezza. Non è bello.

Dopo questo paragone che anche io devo ancora capire, mi riprendo.
E come faccio?
Non ho la videocamera.

In pratica, dopo tutte ‘ste manfrine e grasse risate (ultima la diffida ad una persona straordinaria che ha una sola colpa: aver diffuso una notizia), poco tempo fa siete passati con un foglio, agitandolo come se fosse il libro postumo di Taricone, chiedendoci di firmarlo.
“Firmarlo per fare cosa?”, vi chiederete voi piccoli curiosoni.
Adesso aspettate Lillini cari, era solo l’abbrivo.
Firmarlo per vedere quanti eravamo a chiedere un coinvolgimento (vedi referendum) nell’eventuale firma di un qualunque eventuale accordo.
Il tutto in una comoda confezione democratica.
Io ovviamente ho firmato. Per vedere come andava. Come quando ti vai a vedere l’ultima commedia con Owen Wilson sperando nella chicca, mentre in realtà sai che sarà la solita cagata.
Bene, oggi esce LA notizia, quello che tutti aspettavamo.
E, indovinate un po’, Lillini cari?
Noi firmatari di tale richiesta di “referndum”..
(rullo di tamburi)
..NON ABBIAMO FIRMATO UN CAZZO!!!!!
Eccola, apri la confezione democratica. Oggi, pagandola doppia, ci trovi due volte un cazzo di niente!!
Continuate a seguire un sindacalista che il giorno prima ringhia contro un suo “compagno” di un’altra sigla, ed il giorno dopo gli fa eco e coro in un’assemblea.
Scegliete di pendere dalle labbra da gente che punta il dito con chi vi vuole mettere contro, campagna vs campagna, e poi sono i primi a pisciare benzina sulle scintille che loro stessi creano, tra compagni di postazione.
Via, andate, marciate, ascoltate adesso i proclami che faranno. Urlate alle loro incitazioni di continuare la lotta, ai loro elenchi di cose cha hanno provato a fare per impedire l’accordo senza le nostre firme.
Posso immaginarmene un paio:

– siamo stati lì tutto il tempo a suonare padelle contro mestoli, mentre ministero e azienda parlavano. Ma sembravamo non disturbarli;
– abbiamo provato a darci fuoco, ma a quanto pare l’acqua non è un buon combustibile;
– abbiamo iniziato lo sciopero della fame, ma l’abbiamo interrotto quando Sacconi ha fatto entrare aragoste e champagne, per brindare a un incontro
– abbiamo sbagliato ministero.

Per carità, l’azienda ha fatto il suo sporco lavoro.
Con una differenza: per quanto crudele, pesante e pressante sia stato il comportamento dell’azienda in questi mesi, non è mai stato falso, mascherato.
L’azienda ha fatto i suoi interessi, magari facendo partecipare qualche altro “compagno“.
Ma li ha fatti a cielo aperto (a parte qualche momento di totale follia).
Voi, invece, avete illuso la massa.

Io, per fortuna, in qualche cosa dalla massa mi distinguo.
Non vedo l’ora d’incrociare il vostro sguardo, alla prossima assemblea.
Sarò lì, silenzioso e serafico come un gatto nero.

Vergogna.

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