La Banda Dei Fuochi D’Artificio

Il collegamento c’era, questo era chiaro. Ma l’ispettore non riusciva a capire quale fosse. Aveva provato a tracciare decine di piccole linee mentali tra un caso e l’altro, cambiandole, sostituendole, ricordando le frasi dei testimoni e tentando di incastrarle sovrapponendole alle scene del crimine.
Ma ogni volta tutto sfumava, qualche cosa, da qualche parte, cadeva. E con essa tutti i pezzi faticosamente tirati in piedi.
Era appena arrivato sul luogo del sesto caso in due mesi. Ma stavolta c’era qualcosa di più: due cadaveri.
Fino a quel momento le scene del crimine erano state le case di alcuni medici ed infermieri dell’ospedale del paese, furti che avevano comunque due particolarità: veniva rubato solamente un flacone di Valium, e sempre quando c’erano i fuochi d’artificio. Era successo la prima volta per la festa del patrono del paese: in due case, entrambe di psicologi dell’ospedale, erano stati rubati solo gli ansiolitici, e solo quelli. Avevano approfittato del momento dei fuochi d’artificio per aprire la porta di casa con un chiavistello, potendo anche permettersi di fare rumore visti i colpi che venivano da poche centinaia di metri.
E così via per altre quattro volte, fino a stasera.
Le vittime erano due, il padrone di casa ed uno dei ladri. L’ispettore conosceva bene la casa, e l’idea che il proprietario fosse rimasto ucciso lo agitava. Ma lo faceva agitare ancora di più l’idea di poter sapere chi fosse il ladro.
Mentre si dirigeva verso il vialetto, il detective notò quelle macchie troppo scure per essere gomme da masticare ormai fossilizzate nell’asfalto. Si chinò, sfiorò una di quelle macchie e riconobbe subito la consistenza, il forte odore: era sangue. Le ultime macchie di sangue di una scia che partiva dal portone della casa. E nessuno le aveva ancora segnate con il gesso.
Mostrò il distintivo al poliziotto di guardia al nastro giallo, che lanciava piccoli riflessi di luna mentre vibrava per la leggera brezza estiva. Il poliziotti si mise sull’attenti pronunciando “Signore!”, e subito dopo alzò il nastro per far passare il suo superiore. L’ispettore passò, e sorrise amaramente mentre si rivedeva in quel ragazzo.
-Avrà tirato fuori la pistola solo per provare le mosse davanti allo specchio-, pensò.
La casa era modesta, come tutte quelle del paese, e mentre si faceva largo tra fotografi ed agenti della scientifica faceva quasi fatica lungo il corridoio a seguire la piccola scia, che dall’entrata di casa aveva cominciato ad avere piccoli segni di gesso bianco e nero a seconda del colore della superficie su cui era colato. La seguì, a stento salutò i colleghi che incontrava, che provavano a fermarlo, aveva bisogno di capire da dove partisse quella traccia, se era di chi giaceva ora sul pavimento, o di qualcuno che era riuscito a fuggire. La risposta gli fu subito chiara: la prima macchia partiva da quasi due metri di distanza dai corpi, ed era talmente grande che si vedevano chiaramente due impronte farsi sempre più labili e secche man mano che arrivavano alla porta.
Qualcuno era scappato. Qualcuno, molto probabilmente colpevole dello strazio che gli si stava mostrando in tutta la sua morte, quel qualcuno era libero. Ferito, ma libero.
E dopo che ebbe la conferma che uno dei due corpi era quello del ladro, si avvicinò lentamente all’altro cadavere.
D’improvviso, come se un sipario fosse calato sui suoni della stanza invasa da macchine fotografiche e buste di plastica e fruscii di penna e registrazioni audio, calò un silenzio inquietante.
L’ispettore si mise due guanti di lattice, prese tra le mani la testa martoriata del proprietario.
Un medico.
Il sindaco.
“Papà”, sussurrò.

[fine prima parte]
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3 thoughts on “La Banda Dei Fuochi D’Artificio

  1. Scusa tesoro mi son confuso e pensavo fosse il commento sull'ultimo post.No, questo è un raccontino i qualche parte, mi è venuta un'idea l'altro giorno e, ovviamente, non è quello che pensavo.Ma mi usciva bene (:

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