L’Attesa

Era seduto ad aspettare sulla cima di quella collina da quasi una settimana.
Aveva dormito pochissimo, e quel poco tempo che passava incosciente era tempestato di flash, cose inquietanti che lo facevano scattare il collo all’improvviso, sbarre gli occhi, per poi farlo ricadere giù ancora più stanco di prima.
Per mangiare, aspettava i suoi amici di sempre: si erano dati il cambio ogni giorno, per portargli l’indispensabile per tirare avanti, anche se fame non ne aveva quasi mai.
La barba, anche se solitamente gli cresceva lentamente e a macchie, sembrava più fitta, crespa, quasi appesantita anche lei dall’ansia dell’attesa.
Non era stato facile per lui crederci, crederci fino al punto di rimanere lassù così tanto e con lo sguardo sempre fisso su quei binari. Si scorgeva un tratto della ferrovia all’orizzonte, a circa un chilometro in linea d’aria, e faceva capolino tra due colline. Se il treno fosse passato, lui l’avrebbe visto, avrebbe saputo.
Avrebbe capito.
Ma la difficoltà stava nel fatto che quel treno non passava sopra quel tratto da anni ormai, tanto che grossi gruppi di edera si cominciavano ad aggrappare con forza alle traversine di legno.
Ma lui ci credeva, sapeva che avrebbe visto quella locomotiva passare per prima, con impeto, sopra quell’edera e strapparla, tagliarla, polverizzarla sempre più al passaggio di ogni singolo vagone, fino al non lasciare nulla che odore di erba appena tagliata ovunque.
Odore di fresco, di nuovo.
Sapeva anche che però, dietro di lui, il mondo continuava mentre era impegnato in altri progetti.
Ne era perfettamente consapevole: qualcosa si stava muovendo, dietro di lui. Forse anche dentro, ma già sentire dei rumori, delle parole essere pronunciate lì dietro, lo faceva distrarre.
E a volte la distrazione era anche piacevole.
Ma no, lui era lì ad aspettare quel treno, avrebbe poggiato l’orecchio a terra pur di sapere con certezza che stava per arrivare.
Avrebbe spinto il treno, avrebbe inclinato la terra, avrebbe fatto qualunque cosa, per poter raggiungere quel vagone, anche in corsa, inciampando e senza respiro.

Rara immagine che mi ritrae in
uno dei pochi momenti di relax
sulla collina.

Però lì dietro, tutto ‘sto vociare.. quasi quasi..

[se -metti il nome della divinità che vuoi qui- vuole, sono riuscito a mettere il fottutissimo stramaledetto pulsante “Mi Piace”. se lo vedete, testatelo. sennò amen.]

[EDIT: niente, non funziona. affanculo.]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.