Smashin’ Pumpkinz

“Push the trigger and pull the thread,
I’ve got to take it on the otherside.”
Non so perché ma ‘sto post inizia con un déjà-vu, di io che scrivo il titolo e mi sembra di averlo già scritto, che st’idea mi sia già rimbalzata per le pareti all’interno del cranio, alquanto spaziose.

E quindi ci sono io lì che inizio a scrivere il titolo e mentre scrivo Smash… già qualcosa mi balena in mente, io già l’ho vissuto, già lo so ma non so il resto, perché dura il momento del titolo e non fin qui. Qui è già iniziato il mio flusso di pensieri, ma il titolo no il titolo non l’ho deciso io, non ora.
Ho sentito un sacco di cose a proposito, tipo che quando succede un neurone muore. Se fosse questo il mio caso, andrebbe solo a fare compagnia a tanti altri.
Oppure c’è quella famosa di Matrix, che è un errore della matrice, e quindi arrivano quei tizi vestiti di nero capeggiati dall’Agente Smith e provano a fare il culo a Neo, e poi Smith combatte in una scena fichissima con Morpheus nel cesso, e alla fine lo spacca e infatti lo sequestra e gli dice che per lui i tizi come Morpheus sono un virus, e annusa il suo sudore e poi Trinity e Neo liberano Morpheus in un’altra scena fichissima dove c’è la battuta “Schiva questo” detto da Trinity a un agente brutto sparandogli da tre millimetri di distanza un proiettile con sopra il suo nome, “agente brutto”. Ecco insomma, se sto continuando a scrivere vuol dire che non è avvenuta nessun tipo di lacerazione nella matrice, e non ci sono nemmeno persone vestite da becchini e cambiano aspetto. Per ora.
E poi c’è la teoria di Fringe, quella in cui un déjà-vu “non è altro” che un vivere un momento della propria vita in un mondo parallelo. Un mondo parallelo dove sei sempre tu, fai lo stesso lavoro, hai gli stessi colleghi ma qualcosa di grande è successo (o non è successo) in passato, modificando poi tante piccole cose in tutti quelli che lo abitano, questo mondo parallelo.
E insomma, due piccioni con una fava perché il titolo l’avevo pensato per scrivere due righe su ieri sera associandole a “Tonight, Tonight”, ma a ‘sto punto penso che il “Man in Progress” -che magari è “Man Progressed”- dall’altra parte volesse scrivere di ieri sera perché la cena l’ha data anche lui, quindi adesso lui sta scrivendo quello che avrei scritto io perché è successo davvero ma a me, di conseguenza io scriverò quello avrebbe scritto lui, e che a lui è davvero successo.
E quindi la serata è andata bene, a tutti e due i miei me, c’erano le persone giuste, ci si è divertiti tanto e si è stati tutti davvero bene.
Solo che a lui è squillato il cellulare, ha risposto e si è fatto la solita passeggiata da cellulare in giro per casa.
Poi la serata sarebbe andata in modo diverso, con scambi di messaggi e la promessa di vedersi presto.
E il sorrisone da ebete stampata in faccia fino a fine serata.
I saluti, i baci, i bicchieri, la batteria, tappi di sughero che non reggono, un altro messaggio, lettura, risposta, sorriso, i “fammi un filtro”, le foto, gli abbracci, occhi spenti, occhi vispi, ancora batteria, mostri rari alla chitarra, Sor Fleo al basso, risate risate risate.

Un momento.. e se fosse successo davvero?

L’altro me mentre sostituisce alla batteria
il Charlie Watts alternativo
dei Rolling Stones alternativi.

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