Testa E Croce

Ognuno ha le sue croci. Non una, che di solito si dice di un amico a cui si vuole un sacco bene ma che fa un sacco di cazzate (quindi IO sono la croce di molti di voi), ma tante croci, una per ogni volta che si è stati crocifissi per un errore, uno sbaglio, uno sguardo, una parola di troppo o una di meno.
Uno se le può portare in giro per mesi, anni, senza avere mai nessuno che ti dica come toglierle, tantomeno il romano che, su quelle croci, ti ci ha messo.
Sono lavori che fai da solo, con pazienza e lungimiranza. A volte ci fai finire qualcun altro, sulle tue croci. Pensi che sia arrivato chi ti tirerà giù, ma alla fine te lo ritrovi vicino per un po’, sulla croce pure lui.
Ed è colpa tua, come tu sai allo stesso tempo sai che sei su quella croce per colpa di qualcun altro. E quindi da solo non puoi scendere, non riesci a scendere. Sei lì dopo una via crucis di quelle che cristo in confronto ha fatto un giro in una SPA.

Poi, dopo mesi che sei lì appeso, dopo che hai solo accennato degli sguardi alla tua vita che passava, dopo che non sei riuscito nemmeno a farti capire per tanti, troppi giorni..
..ecco che torna il tuo romano, il tuo inchiodatore preferito. Pensi sia lì per il colpo di grazia, o per mettere altri chiodi, ad un certo punto non pensi più nemmeno al fatto che è lì.
Chiudi gli occhi, fai un respiro profondo ed aspetti la fine.

E ti ritrovi a terra.
Nessun dolore alle mani, nessuna croce di spini in testa, nessuna ferita sul costato.
Il tuo assassino è tornato, ma come Dexter ha ritrovato un po’ della sua luce.

E ti chiede scusa.

E quindi ti ritrovi in una piazza neutrale, che non ha troppi artigli del passato che possono lacerare quel momento. La tua vita nuova ricomincia da lì, da quella grata scomoda a cui sei appoggiato, dai lunghi sguardi a fissare la punta delle tue scarpe a quelli brevi ad incrociare i suoi occhi, da quel porta monete che tutti i passanti raccolgono intimoriti chiedendoci se è nostro e che rimangono delusi nel vedere che è vuoto.
La crisi.
E finalmente vedo due occhi che sembrano sinceri, comunque più sinceri che mai. Ed ogni sua parola è una croce che se ne va, un telo nero che si solleva, una nebbia che si dirada. È un abbraccio che ci voleva, un sorriso amaro e degli occhi un po’ lucidi.
E ora è un capire tante cose, o almeno averne conferma. È sentirsi dire finalmente cose belle, e poterle dire di ritorno. È un non rimpiangere, un guardarsi indietro e capire che non hai fatto tutto male, anzi. È un coniglio che spunta da un cilindro appesa al suo collo, è una borsa con dei Panda sopra, è un sorriso che hai visto tante volte. È un passato che torna, questa volta bussando e chiedendo permesso, senza squatting e senza stanze distrutte.
E finalmente è un voltarsi senza rancori, (rim)pianti, grida, dolore. E quel telo nero che copriva tutto il bello pian piano si sposta, si fa da parte, si ritira per ricordarti di tante cose che prima nemmeno sapevi di aver vissuto.

E speri davvero che sia una svolta per entrambi, perché le nostre vite ce le siamo sempre meritate, ma sempre ce le siamo negate, perché pretendevamo di essere due facce sullo stesso lato della moneta, e non volevamo guardare l’altra parte.

Ti voglio bene, da sempre.

Fai la brava, che te lo meriti.

2 thoughts on “Testa E Croce

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