Il Signore Dei Fardelli Al Giro Di Boa

Il Sisto di Mezzo.

Ti capita una sera di non voler stare a casa, ma il fatto che non hai patente e che pur avendola non ti andrebbe di guidare ti fa rimanere incollato sul divano come se avessero versato una partita di SuperAttack andato a male, cominciando a vedere una commedia in cui lui la ama e lei scappa con un altro che però non ama e che alla fine lascerà dopo essere stata picchiata e correrà ad abbracciare il suo vero amore che nel frattempo è partito per la guerra dei cuscini ed ha trovato una che scopa da paura ma che si mette le Hogan e che è iscritta a Groupon e la lascia e finalmente si bacia con la donna della sua vita che però muore fra le sue braccia per una malattia trasmissibile solo a pompini e lui alla fine si lascerà morire colpito da un cuscino gay.
E alla fine piangi.
Per fortuna non fai in tempo a finire il nuovo film di Ozpetek che scopri che qualcuno esce.. Ti metti d’accordo con il tuo amico dal futuro di porno attore incerto, mangi quello che la disoccupazione ti da e dai l’ultima occhiata al Mac. E mentre controlli l’ora per uscire, ti accorgi che è l’otto Maggio. Alla mezzanotte manca poco, e d’improvviso sai che fare.

È più di un anno che quell’anello batte i colpi nella mia stanza, manco fosse il cuore di Poe

(tra l’altro non sapevo che il simpatico orsetto mangiamiele Winnie The Poe fosse anche un acclamato scrittore)

e quindi l’imminente mezzanotte ti da l’idea.

Pan per focaccia (senza glutine, ovviamente).

E quindi scrivi un messaggio veloce, lo sigilli nella plastica, prendi una scatoletta leggera e ci metti dentro lettera e anello. Chiudi tutto col silicone a caldo, così l’acqua non entra.

E poi via verso Trastevere, a prendere coraggio da quei bicchierini e a far finta che alla fine la mezzanotte passerà e tu ti sarai dimenticato.
E invece controlli l’ora come se dovessi fare gli auguri a una che ti piace un sacco e che probabilmente leggerà il messaggio mentre è impegnata a infilare spilli negli occhi della foto dell’ex.
A mezzanotte meno cinque, insieme al tuo amico futuro Rocco (Papaleo), sei sul Ponte.

Quello dove è cominciato tutto, quello dove tutto deve finire.

(nota per i realisti rompicoglioni: si, come dice il mio grillo parlante amoroso, si, è plateale. E si, poco utile, perché alla fine non è che tutta la merda fosse concentrata in quell’anello, anche perché non è l’originale visto che fu lanciato durante uno dei nostri “scambi d’opinione”. Ma lo volevo fare.)

E quindi sei sul Ponte, scatoletta in mano, e per un attimo succede il classico dei classici: mentre sei lì a fare il melodrammatico a raccontare al tuo amico John “Sherlock” Holmes di come tutto iniziò lì, mentre si parlava di esami e di matematica dopo ore di chiacchierate sui viaggi che aveva fatto e sull’idea di iscriversi a Medicina. Quasi ti ricordi tutto il giro fatto, Piazza Navona, quel vicoletto da Campo De’ Fiori al Ponte, in cui ti parlava del mal d’Africa, la voglia immensa di sapere più cose possibili nel più breve tempo possibile. Quasi te la saresti mangiata.

Poi il sipario cala, le luci si spengono e ti ritrovi spettatore di un film finito, in cui la gente è andata via e che nonostante le critiche favorevoli, la nomination quasi sicura e i complimenti dei più grossi registi, è andato a puttane. Un errore di montaggio non visto, la pellicola che sgrana, e il film è rovinato.

E allora tutto precipita come quella scatoletta, il “pluff!!” più che un tuffo al cuore è uno stronzo che dopo un paio di carpiati si fa abbracciare da acqua più sporca di lui. Ti metti lì con un amico di sempre ad aspettare che passi sotto il Ponte, la vedi correre per poi fermarsi in mezzo a quella che sembra mucillagine ma che in realtà è solo la classica consistenza della superficie del Tevere.

Per me, anche se si dovesse fermare lì per sempre, va bene. È comunque il posto più lontano da me cha abbia mai raggiunto. E chissà se qualcuno davvero la troverà, con quel messaggio e quell’anello, chissà se ne farà davvero tesoro.
O magari quella scatolina di plastica finirà persa tra topi plutonici, palloni da calcio dell’Isola Tiberina e alghe assassine.
Magari non cambia nulla, magari si.

Fatto sta che ora una cosa posso farla: promettermi che questo sarà l’ultimo post in cui mi sbatto a scrivere di te. A costo di non scriverci nulla per mesi, a costo di chiuderlo per mancanza di idee. Mi riserverò solo di sbucare quando sbucherai tu, e quindi spero davvero di non scrivere più niente.

Sono un depressone, triste e scontato, sicuramente pure rompicoglioni.

Mobbastaveramenteperò.

Addio.

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