Oh Bella Miao

È passato poco più di un mese da quando la piccola Olivia non c’è più, da quando un vicino vecchio come la terra ci ha suonato alla porta e siamo tutti corsi verso sinistra per andarla a portare via dalla strada, ormai senza più speranza di averla ancora zompettante e sputtaneggiante come prima, lasciando ammutolito mio fratello per due giorni, mamma con gli occhi rossi e me con i segni delle vesciche per scavarle la buca ancora addosso.
Insomma, passa poco più di un mese che ci suonano alla porta. Questa volta però ci sono due bambini che messi insieme non fanno i miei anni. Uno di loro è quello che ogni volta che torniamo a casa, scatena una finta guerra con pistole e sciabole in plastica contro mamma, che risponde al fuoco con la mano puntata contro di lui ma che alla fine cade sempre contro i suoi colpi. Lei è una bambina un po’ più grande, con gli occhiali e la faccia vispa di chi è secchiona ma simpatica. E questa volta andiamo verso destra, entriamo dentro casa loro dove le nonne sono sedute in veranda sulle sedie in paglia a sventolarsi, mentre ci guardano in silenzio. La bambina ci indica una scatola, e dentro ci sono quattro micetti, ancora troppo piccoli per essere allontanati dalla mamma. Ma la politica contadina vuole che si, va bene avere degli animali domestici ma niente collare e pochi fronzoli: se campano bene, altrimenti ciao.
Quindi eccoli questi topi che pigolano, incrocio di specie animali che risultano essere gatti di nemmeno un mese. La bambina tende a sottolineare con la vivacità tipica dei bambini che uno dei gattini è già preso, prendendolo e sbatacchiandolo a destra e a manca. Ma mia madre ha già buttato l’occhio sul prescelto (che poi si rivelerà, a meno di risvolti genitali improvvisi, una prescelta): il gatto più silenzioso dei quattro, il più timido ma comunque, di sicuro, il più spaventato.
Due occhietti ancora azzurri, quell’azzurro neutro che tanto prima o poi cambierà. Un collo lungo come quello di un lemure, il muso piccolo e schiacciato. Ma la cosa più buffa sono le orecchie: enormi, a punta, che partono da dietro il collo e arrivano alte verso l’infinito e oltre.
Da qui, maschio o femmina che sia, il nome viene spontaneo.

Yoda.

“Bagno non fa nessuno grande.”

Piange, mangia omogenizzato come Totò mangiava gli spaghetti, miagola (pigola) di continuo ma smette appena la prendi in braccia, piscia poco ma nei punti sbagliati, già si pulisce di continuo e quando la metti per terra zampetta intorno al divano.
Ah, e Zeus, il nostro gattone storico, comincia ad ignorarla con un pizzico di odio.

Quindi tutto bene.

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