Il Cliente Ha Perso La Ragione

Keanu pensa al suicidio aspettando la donna ai camerini di prova.

In questi giorni in cui non si riesce a concepire come mai centinaia di persone si mettano in fila per un telefono, e per questo meritano tutto il mio sarcasmo (badate bene, non per i soldi -cazzi loro- ma perché poi quelli vanno a votare), insomma in questi giorni di follia che segnano chiaramente l’inizio della fine del mondo, è bene ricordare che questi sono eventi sporadici. Perché, soprattutto nei centri commerciali, la fauna è sempre ricca e varia. Avendo lavorato in un posto che faceva parte di un centro commerciale, di situazioni ne ho viste.
Volevo proporvi un best di momenti e soggetti:

– da “Bershka”, ad esempio. Quel posto è il male, ammettiamolo. Vende le stesse cose da anni, cambia solo il colore alle canottiere delle ragazze, le paillettes sono un marchio di fabbrica, e per essere esposti i giubbotti dei ragazzi devono essere solo ed esclusivamente bombati e di materiale plastico (probabilmente una collezione a quattro mani con l’AMA). Ammetto che a volte, per un fissato di magliette divertenti, le sue belle cazzate le vende. Ma dopo aver visto un ragazzo mettersi addosso maglioncino, giubbotto (vedi sopra), occhiali da sole da donna modello “sono caduta dalle scale” e scarpe plastificate in oro, e provarli tutti insieme davanti ad uno specchio ballando al ritmo di una musica immaginaria.. ho capito subito gli effetti di vent’anni di Berlusconi;

– i coatti. Il centro commerciale in questione si trova alla periferia di Roma, anzi praticamente a Fiumicino. La fauna locale è composta principalmente di gente umile, con umili origini. I ragazzi fanno gruppo, e passano i pomeriggi all’interno dell’edificio entrando nei negozi ed esprimendo i loro pensieri in modo, come dire, folk. E di certo non sottovoce.
– Aò rigà famise le foto cor computer da Saturn!!
– Oh amò guarda come me scenne bene ‘sto vestitino, pe annà a ballà è perfetto!!
– Fateme er cazzo de piacere e annamo a pjiasse ‘ste patatine da Burger che c’ho ‘na fame che pareno ddue.
– Ma annamo a comprà le ciospe prima de annà ae machinette der poker?
– Porcoddena me sò dimenticato de giocà ‘r picchetto!!
– Ma siconno te, ‘e scarpe me le pijo cor glitter o senza?
– Fermate zì guarda quella che chiappa oh.. AO’ A SORE’ MA CHE FAI STASERA?
– No te prego annamo subito a comprasse er ciddì dii Uan Dairesciòn che si poi nun c’è più scapoccio, too dico.

– le mamme sole. Girano con i figli mano nella mano, lasciandoli sommersi dalle buste di roba appena comprata, oppure li affogano direttamente nel carrello. Perennemente incazzate con la loro prole, su può vederle parlare senza problemi con la commessa del negozio di scarpe mentre il figlio le chiama centosettanta volte, le tira la maglietta, butta giù tutte le calzatura che trova a tiro, si getta per terra rotolandosi e parlando in latino, vomita acido solforico sul pavimento, si sparge di benzina e comunque l’unica cosa che uscirà dalla bocca della madre sarà:
-Ma avete anche il 39?;

– i papà soli. Portano in giro la prole cercando di contenerli. E basta. Se l’idea del padre era quella di controllare quale tv convenisse comprare, prendere quel trapano per le persiane rotte o comprare il latte, si ritroverà a spendere quarantacinque euro a figlio in zucchero filato, gomme spacca mandibole, adesivi dei Digimon e le scarpe con le rotelline sul tacco. Tornati a casa, ovviamente ha dimenticato di comprare il latte.

– i ragazzi che aspettano la fidanzata. Loro sono quelli senza colpa. Loro quel giorno volevano andare al parco con lei, stendere una coperta e stare abbracciati tutto il giorno. Invece lei ha la festa dei diciott’anni della cugina, e si deve comprare l’ennesimo vestito ché l’armadio nonostante sia pieno di quei schifosissimi vestitini tutti uguali in cui cambia solo il colore. Quando ci troviamo in quella situazione, preferiremmo farci calpestare le palle da Giuliano Ferrara fatto di Benzedrina. La prima volta che la aspetti, sei tranquillo. La seconda speri sia l’ultima. Dalla terza in poi, inizia un processo tale che mentre siedi su quello scomodissimo sgabello sommerso dalle altre buste, immagini in sequenza:

– di scoparti la commessa;
– di dare fuoco al negozio;
– di dare fuoco ai vestiti;
– di rubare qualcosa per farti cacciare via;
– di scoparti la commessa;
– di gridare “Allahu Akbar” mentre premi a caso sullo schermo del telefono;
– di recitare versetti della Bibbia, seguiti però da Allahu Akbar ed intervallati dalla lettura della Torah;
– di dar fuoco alla commessa e poi scopartela.

– Come mi sta?- chiede la fidanzata apparendo in una nuvola di zolfo.
– Non sei mai stata così bella. Andiamo?
– Mh. Non mi convince. Ne provo un altro.

Allahu Akbar.

[se vuoi sapere cosa davvero ne penso, dei centri commerciali.. dai un’occhiata qui]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.