Improvvisate #4 – Virtual Insanity

Il fatto è che su Internet potenzialmente nessuno potrebbe essere quello che pigia i tasti sulla tastiera. Nessuno.
In questo momento potrei non essere io, o potrebbe essere una parte di me che nella realtà (perché, se ve lo foste dimenticati, i social networks NON sono la realtà) non verrà mai fuori. Qui posso dire cose che nella vita vera non dico, condividere pensieri che nella realtà magari tengo per me.
Quindi se dico che per me, l’ipocrisia, è quando mi chiedi soldi e lo fai mandandomi una mail dal tuo iPhone5 o Samsung di ultima generazione, è quando mi chiedi una presenza per poi sparire, è quando non t’interessi alle cose che faccio per poi pretendere di avermi a disposizione ad uno schiocco di dita, è quando qui mi lanci le frecciatine e dal vivo sei tutt* sorrisi e abbracci ecco, se dico questo potrei non essere io.
Potrebbe essere chiunque, potrei negare di averlo mai scritto, potrei non dire le stesse cose che ho lasciato scritte pixel nero su pixel bianco.
Non vuole essere una giustificazione, tantomeno una copertura.
È la realtà dei fatti, e qui posso abbassarmi a giocare la tua stessa partita, che sia con uno status, un tweet od una mail.
Il me che scrive sul blog probabilmente non ripeterà mai quello che ha scritto, e nemmeno se ne assumerà le responsabilità.
La vita vera è un’altra, è quella fatta di carne, ossa e parole parlate, non scritte.
Qui posso esprimere il mio disprezzo in modo istintivo ma ragionato, e non è di certo il toglierti dalla mia lista di “amici” la scintilla che dovrebbe farti capire che sei una testa di cazzo, o semplicemente una persona inutile/dannosa per la mia sanità mentale.
Nel momento in cui ci troveremo faccia a faccia, respirando i nostri stessi aliti, lì sarà il momento: dire la verità o continuare a darci pacche sulle spalle con la mano non impegnata a brandire un coltello.
Rispondere alle domande nella vita reale è ben diverso da scrivere cazzate su Ask, chiedere “come stai?” avendo la persona davanti ha un mare di mezzo rispetto a chiederlo premendo dieci tasti, per non parlare degli auguri di compleanno o di matrimonio.
Il gap che si è creato è ormai, forse, incolmabile. La gente si ammazzava per bullismo, adesso c’è il cyber bullismo perpetrato tramite tastiera e spesso finisce che altro non era che cyber bullismo autoinflitto. Prima si fischiava alle donne per strada che potevano stranirsi, adesso bastano venti likes ad una foto con delle tette per farle sentire migliori.

La realtà è quella fatta di “sguardi che finiscono in scazzi”, quella fatta di abbracci ma anche semplicemente fatta di presenze. Presenze costanti, non dovute ad eventi tragici o felici.

Però se adesso vi dico che ve la dovete far prendere bene quando mi leggete, questo sono io. Mi autocertifico: Jacopo Spaziani, nato il 18/02/1985 a Roma. E se non ci credete basta chiedere, non mandare avanti i vostri scudieri.

La realtà è diversa, ripeto: perfino io non sono quello che, in questo momento, sta scrivendo questa cosa. Il fatto che riesca ad esprimermi meglio con una tastiera o una penna fidatevi, è una dannazione.

Ma è l’unico modo che ho, spesso, per dirvi quanto m’avete rotto i coglioni.

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