Improvvisate #5 – Come Aspettare L’Autobus

A volte lanci un segnale.
Un segnale di qualunque genere: una frase, un parola, un gesto.
Magari lo fai in un momento particolare, o anche solo per farlo, perché in quel momento lo senti e nonostante non so chi abbia deciso che non sia il caso tu lo fai.
Lo fai e basta.

E qui entra il gioco il tuo carattere: o lanci il segnale e basta, oppure ti aspetti un contro segnale.

Il mio, spesso e volentieri, vorrebbe una risposta.
Un sì, un no, un anche io, un anche tu.
Un vaffanculo, un ma che dici, un ma smettila, un altro vaffanculo.

E quando non arriva, la sensazione più forte che mi piove addosso è la frustrazione con rovesci di domande: se lo meritava? Me lo merito? In qual caso sarebbe arrivato ed in questo no?

Alla fine mi ritrovo sempre qui.
È come aspettare l’autobus sotto casa il 7 Agosto, sapendo che non passerà prima di decine e decine di minuti, e nel frattempo passo dall’ennesima delusione, alla rabbia, alla rassegnazione.
E come aspetto che passi tutto mentre aspetto che passi l’altro autobus, così aspetto che passi la pioggia a rovesci e rimango seduto a guardare in alto.

In attesa del segnale.

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