Sentimenti E Percentuali

Arrivi poco dopo che il treno si è mosso.
Piccola e vestita di nero, collo zuccoto ben calcato in testa, occhiali da vista nerdici.
Ti siedi vicino a me, che manco dovrebbe essere il mio posto ma un guppo di quattro cinesi probabilmente appartenenti alla Yakuza si è preso anche il mio prenotato e piuttosto che farmi tagliare i coglioni con una katana mi son preso questo qui.
Per levarti il cappotto lo scialle viola che hai al collo scivola un po’, e lascia una scia di un profumo buonissimo. Un angolo si poggia sulla mia gamba.
Che resti lì.
Hai una busta di tela, con un disegno un po’ creepy un po’ hipster.
Dentro ci tieni dei rotoli di carta adesiva d’oro ed argentata. Non capisco bene cosa potresti farci, ma già t’immagino seduta in una stanza enorme, a gambe incrociate, a ritagliarne pezzi di forme diversi e farci collage strani.

Dopo questa immagine, la barra di caricamento della cotta sale al 5%.

Comincio a spizzarti. Mannaggia a me e “al dono malgestito/di sapere parlare“. Sembro un maniaco che aspetta che lei si giri per menarsi l’uccello.
Hai un’orchidea tatuata all’interno del braccio sinistro, e dei puntini sempre tatuati sul dorso delle dita. Non so se su tutte, ma quelle che vedo sono almeno tre della destra, medio incluso.
T’immagino con la faccia seria mandare affanculo col dito qualcuno e mostrare anche quei puntini neri.

Seconda immagine, 23%.

La faccia seria, dicevo.
Hai gli occhi neri come il rimmel e lo zuccotto ed il cappotto, e sei seria seria.
Sfogli annoiata la rivista di Trenitalia che pensare che è pagato anche solo con un cent degli ottantasei euro che gli ho dato mi fa venir voglia di pisciargli in testa.
Ti fermi su due pagine, una dal titolo “Leggere l’Arte Contemporanea”, l’altro qualcosa sul riciclo. Stendi la mano sinistra a palmo fra le due pagine, indice e pollice della destra pizzicano l’angolo della pagina del riciclo. E con nochalance la strappi piano, lentamente, poi la pieghi in quattro e continui a leggere.
Ti vedo attaccare la ruota della tua vecchia bici al muro di casa dopo averla dipinta tutta rossa da bianca che era, farci passare in mezzo delle luci di Natale ed ammirarla mentre luccica e t’illumina un po’ il viso ad intermittenza.

58%.

Io intanto ti spizzo e guardo “Soul Kitchen”, ogni tanto rido perché non l’avevo mai visto e mi diverte non poco. Un paio di volte ti giri a guardare lo schermo, ed io ne approfitto per guardarti.
Cristo hai gli occhi così neri che Obama li invaderebbe pensando ci sia del petrolio.
Un secondo, niente più. Ma cazzo se vedo i caccia tirar giù bombe all’amore e soldati sparare proiettili di ormoni.

74%.

Prendi il cellulare, un vecchio Nokia appena polifonico. Gli togli la scocca dietro e con la punta della stanghetta degli occhiali premi la micro SD, che con un clicchettino impercettibile esce fuori. Poi dalla giacca prendi un lettore mp3 che un po’ di tempo fa se ne vedevano a bizzeffe, quadrato e blu. Prendi la scheda e la metti dentro al lettore. Non ho idea del perché ma questa cosa mi scioglie dentro, è di una tenerezza incredibile.
Lo fai con calma poi, senza fretta di nulla.
Ed ecco un altro viaggio: la mattina ti alzi, metti su la macchinetta ed accendi una piccola quanto vecchia radio a transistor, che gracchia ma tu l’hai presa proprio per quello. Cominci a mhmhare una canzone vecchia, di quelle che già hanno i gracchi perché registrate dai grammofoni. I tuoi occhi in guerra si posano sulla ruota che hai dimentcato di spegnere la sera prima e che quindi ancora luccica. Poi guardi a terra, i pezzi di carta dorata a terra. Gli alzi il dito medio, e scoppi a piangere.

98%.

Tamburello le dita sulla mia gamba a ritmo della colonna sonora del film, ed ogni tanto il mignolo arriva a tanto così dallo sfiorarti la gamba. Tu sembri accorgertene ma non ti sposti, anzi cambi pure un po’ posizione quasi a farti un poco più vicina.
Io tamburello, tu non ti sposti. Anzi.
Io tamburello, tu non ti sposti. Anzi.
Io tamburello, tu non ti sposti. Anzi.

“Avvisiamo i gentili viaggiatori che siamo in arrivo nella stazione di Firenze Santa Maria Novella”.

98%.
98%.
98%.

Niente, fottuto buffering di cuore.

Quasi di scatto metti giacca, scialle, recuperi la busta e mentre ti alzi fai passare braccio e testa nella tracolla della borsa, con un movimento unico.
Rimango a fissarti, che tanto non ti girerai.
Figurati se si gira, penso. Ma quando succede che questa adesso, mentre sta ferma ad aspettare che la gente si sposti dal corridoio, dico quando succede che questa prende e si turniga e mi guarda.

Aò, non ci crederete mai.

Ma mica s’è girata.

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