Un Semplice Legame

Quant’è sottile il confine che separa quello che ti rende felice, dall’essere felice?
Quando qualcosa che succede ti fa felice, e quando invece un giorno ti ci svegli senza che sia accaduto nulla se non la notte?

Ricordo che da piccolo i vari pupazzi di Jurassic Park, dal T-Rex al cucciolo di Dilophosauro, mi facevano felicissimo. Ma ero felice solo quando potevo stare sveglio fino a notte a guardare Indiana Jones seduto sullo schienale del divano, pettinando i capelli di mia madre.
Che oltre a dimostrare una manifestazione di omosessualità tanto precoce quanto ancora latente, a pensarci mi porta più sorrisi che le ore, per quanto fantastiche, passate a far sbranare tutti dal Tirannosauro.

Nel corso della mia vita penso di essere stato più che felice, e molto spesso. Ricordo di esserlo stato con i miei le tante volte in Norvegia e durante i viaggi in furgone per andarci; quella ricreazione in secondo, terzo liceo, quando per la prima volta una ragazza mi chiese di baciarla; la felicità che ancora oggi non riesco a misurare nel vedere per la prima volta mio fratello, minuscolo e splendente, dietro quel vetro enorme in ospedale; la mia firma sul primo contratto di lavoro: due mesi di vendemmia vicino casa, con orari improbabili e colleghi di lavoro altrettanto incredibili; quella volta che le feci una sorpresa, dopo ore di treno censurate ed un tragitto in macchina con il padre che ricordo ancora come uno dei più imbarazzanti della mia vita; i miei pochi ma buoni anni sul mio caro SH rosso del ’92.

Non credo si possa essere sempre felici, costantemente.
I momenti dimmerda ci sono e devono esserci, che sennò cresceremmo ancora più buoni ed ingenui di quello che siamo.
Ma quei picchi di felicità ci servono a ricordarci che star bene si può, si deve, ce lo dobbiamo senza aspettarcelo, né programmarlo.

Ed è di ieri sera il caso, un caso più unico che raro tra l’altro perché è stata una notizia, a farmi felice. A farmi sentire felice. Una notizia che non coinvolge me ma due persone a me vicine, che sento così tanto un pezzo del mio cuore da farmi girare la testa, se penso che ci hanno messo davvero poco a diventare due punti fermi del mio percorso su questa crosta di terra.

Ed io mi sento, sono felice per loro ma anche per me, nonostante c’entri meno di nulla.
Sono felice perché sono una delle poche, pochissime cose che ancora mi fa tastare con mano il fatto che esiste ancora un qualcosa che va oltre l’amore, oltre il rispetto, oltre la complicità.
Un semplice legame.

Grazie per tutte le belle parole che avete sempre speso per me, per i pranzi da voi di cui ho ormai perso il conto, di quella volta che mi avete ospitato nella vostra seconda casa, quella in cui di solito siete solo voi due seduti uno accanto all’altro a scambiarvi sguardi complici e sorrisi mai uguali uno all’altro.

Non vi auguro nulla, solo perché voglio continuare a farlo di persona, da qui ad un sacco di altro tempo.

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