A Cosa Stai Pensando?

Mi capita di beccare gente che magari non vedo spesso, o che non vedo da “OMMIODDIOSIAMOINVECCHIATICAZZO”, che dopo un paio di classiconi del tipo:

oh ‘sta frezza bianca sempre uguale eh?
ma sbaglio o sono tipo ANNI che non ci becchiamo?
OMMIODDIOCOMESEINVECCHIATOCAZZO!!

mi dice:

aò, comunque le cose che scrivi su Facebook zì, me fanno tajà!

seguito di solito da:

sei un grande;
continua così.

Allora, di solito la mia reazione è un leggero imbarazzo per un misto di cose: i complimenti, che da sempre reggo pochissimo; che mi vengano fatti per cose messe su di un social; che nel frattempo scrivo altro e su altri portali ma che vengono considerati sempre meno rispetto a quelli scolpiti sull’onnipotente Facebook.

Ovvio che mi faccia piacere, perché se quello che scrivo è anche solo una riga la maggior parte delle volte è una battuta. E la maggior parte di questa maggior parte di volte, è qualcosa di cinico, romantico cinico, allegro cinico, cinico cinico. Però è sempre un pensiero stupido o finto ragionato, e se fa ridere io son contento. Lo son sempre stato, e penso che se proprio io debba avere uno scopo nel mio passaggio su ‘sta sfera di merda, è quello di far ridere. Nel bene o nel male. Subito o dopo anni. Per gioia o per pietà.
Tu intanto ridi, vuoi mettere?
Quindi se una cosa che mi è capitata, un’idea od una semplice battuta sono fonte di risate io son contento. Se poi si è anche d’accordo col mio pensiero di fondo, del tutto incostante e spesso in contrasto con se stesso, allora sono ancora più contento.

So bene poi che scriverlo su Facebook mi da più visibilità. Ma non quella che mi fa fermare per strada: tra l’altro ho forti problemi di udito, e non sentirmi chiamare in strada sarebbe imbarazzante tanto quanto sentire e fermarmi. Intendo quella che ti da contatti che, dai, parliamoci chiaro, i contatti son tutto ormai. Ed alla fine è grazie a Facebook (ma anche Twitter eh) se ora scrivo per Le Cool, se ho avuto la fortuna di condividere più o meno progetti, momenti, un mio status in una traccia (!!!) ed interviste con i Bud Spencer Blues Explosion, le miniature, Saverio Raimondo, Adriano Bono e buona parte del Reggae Circus, KentoIvan Silvestrini, i The Pills ed un sacco di altra gentaglia. Ah, oltre a pubblicare il mio primo libro.
Quindi sì, la condivisione in senso letterale aiuta se il tuo scopo è scrivere e farti conoscere per come scrivi e quindi sì, mi può tornare più che utile visti i precedenti risultati.

Poi, quello che può essere il vero contro.
E cioè il mio avere spesso attacchi di oversharing, in cui scrivo stronzate per ore in un solo giorno e finisce che magari un post come questo, un articolo di Le Cool o il link al mio libro si perdano nei meandri di bacheche fin troppo affollate.
Com’è giusto che sia, e com’è giusto che accada anche a molti semplici status di feisbucchiana memoria.
Quindi l’attenzione è catalizzata in quelle due, cinque, dieci righe e magari queste cento se le caca mia madre e le sue amiche a Tricase

(ciao Mamma! ciao amiche di Mamma!)

sempre com’è giusto che sia.
Che poi non è neanche più troppo una questione di contenuti. Nel senso, se vi andate a riguardare la serie consecutiva di post drammatici degli ultimi due anni a partire da più o meno l’inizio del 2014, è una cosa che nemmeno la morte in Final Destination fa una strage così continua e chirurgica. Non che poi sia piovuta allegria, ma di certo il cinismo ha preso piede limando i miei sentimenti ed il mio modo di esprimerli (male), e di certo chi pensa che ora su quel coso, o su questo, ci scriva i cazzi miei, non conosce bene la mia Timeline o l’archivio del blog.

È anche vero, però, che le migliori soddisfazioni me le ha date questo enorme, gigantesco contenitore di follia allo stato puro, in meri termini di visualizzazioni e complimenti scritti, e non. Togliendo quelli che son partiti come coltellate, e son tornati come pioggia di lance nel finale di 300, un bel sorriso me lo hanno strappato quelli più condivisi come quello sui ragazzi di Big Rock, sul biglietto dell’ATAC o quello sulla differenza tra uomini e donne.
Per non parlare del recente taglio di teste che ha creato quello sul siamo amici però no invece sì.

Insomma, per tornare al discorso iniziale quando becco gente che mi di fa i complimenti, io vorrei tipo seppellirmi ma con una mano fuori dalla terra, che stringe il mio primo, e postumo, libro:

“Non fatevi una risata, che tanto vi seppellirà”.

[che poi, che è il dato più preoccupante ma che non voglio analizzare perché mi sta venendo ora che sto rileggendo a caccia di errori, insomma il dato è:

di media, considerando che ‘sta cosa di “aò bravo bella” mi capita ovviamente molto di rado, insomma di media la gente che me lo dice è gente che di solito non lo esprime col mi piace. sì, mi ricordo chi lo mette perché di media, appunto, è gente che mi segue.
oddio sparateme.
comunque, mi fanno i complimenti perché lo pensano davvero, o perché caco talmente il cazzo che pensano viva di quello e quindi pensano una cosa tipo “ommioddio ecco quello schizzato socialdipendente di Jacopo, adesso gli faccio i complimenti che tanto SICURO ha scritto qualcosa di sagace e quindi ci becco, sicuro come sicuro oggi Marino pensa un’altra stronzata delle sue”?
ma che problemi ho?
cosa sono diventato?
]

LookSon

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