Le Parole Che Non Esistono

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Se ci fossero le parole per descrivere me e te, io le userei pure.
Solo che non ci stanno.
Ho cercato eh: ho chiesto ad esperti, studiosi, ho mandato mail alla Treccani.
Niente.
Non ci sono.
Non esistono.
Solo che io lo devo trovare, un modo per mettere in chiaro, una volta per tutte, cosa siamo diventati in sei mesi.
E allora ‘ste parole inesistenti me le invento io.

Enturgasmo, quando sono così felice di vederti da goderne fisicamente.
Mastodontoiatrico, quando per darci un bacio dirompente ci scontriamo fortissimo con gli incisivi superiori.
Mattinifica, quando mi sveglio accanto a te.
Alcolismosi, quando porto il vino e mi dici che volevi proprio dirmi di prenderlo.
Cenorme, quando la sera ci mettiamo a cucinare e mangiare come se non ci fosse un domani.
Psicologistica, quando ci mettiamo lì ad organizzare la settimana per capire quando vederci e cerchiamo di non impazzire quando realizziamo che non ci riusciremo prima di tantissimo, tipo due giorni.
Confessionanzo, quando ci raccontiamo tutto il nostro passato articolandolo come fosse ogni episodio un libro, con i personaggi e le avventure ed i drammi ed il lieto fine (ma non sempre).
Silenziamore, quando rimango come un ebete a fissarti per minuti interi mentre viaggio fortissimo pensando a mille scenari pieni di bellezza da percorrere con te.
Spostalento, quando di notte mi trovo pressato tra te ed il muro, e comincio a spingerti dolcemente fino a quando riesco almeno a far rientrare le mie capacità polmonari nella norma.
Bruziani, e va beh. Questa non è nuova, non per noi, e vale per tutte quelle precedenti e quelle a venire.

Che dire.
Sono passati esattamente 184 giorni, più altri 86 prima fatti di vediamo(ci).
Fa duecentosettanta, che scritto a lettere fa ancora più numero.
Che dire.
Non passa giorno senza di te, che tu ci sia o meno.
Anche oggi, che a mesi fa sei mentre tu non ci 6, io lo so che sei qui dietro di me, sul letto, a controllare Whatsapp, a dormire, a fissarmi la nuca. Ed io son lì con te, un po’ impacciato davanti al bancone mentre ti seguo con lo sguardo che servi amari ed io accenno saluti a questi nuovi compagni di avventura.
Che dire.
Di certo non che i prossimi sei mesi saranno come questi. Non ho la sfera di cristallo.
Ma di certo posso dire non dovremmo metterci impegno, né fare sforzo alcuno affinché siano migliori. Perché così come ogni giorno quel benedetto sole, che splenda o sia coperto, spunta fuori beh, io e te ogni giorno non possiam far altro che stare insieme.
Sarebbe stupido, ma soprattutto innaturale, far spegnere quella luce e privarsi di quel calore.

Grazie.

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