Che Sapore Ha

 

[per un’esperienza gratificante per occhi e orecchie, consiglio la pressione del tasto “PLAY” subito prima di mettersi a leggere il seguente post]

C’è la storia di quello che si è «inventato» il jogging, se puo chiamare un’invenzione l’andare a correre. Insomma una mattina si mette le scarpe – create praticamente apposta per la sua attività-, indossa la sua bella maglietta da sudore e via, verso le sue belle miglia da percorrere qaundo TAC!, infarta.

C’è anche quella del tipo che si è inventato il Segway, la biga senza cavalli che fa la metà dei video di fail su YouTube. In pratica ha fatto talmente tanti soldi che si è comprato una casetta con un bel panorama, sul picco di un piccolo monte. E così un giorno, mentre si godeva vista della sua tenuta in sella alla sua invenzione multimilionaria, è finito di sotto godendosi così una vista più ravvicinata di quella cosa chiamata oltretomba.

Io da due giorni vivo da solo.
Da solo proprio inteso come una persona adulta, o almeno come le persone adulte si comportano nella mia testa.
La casa dove sono ora è la vecchia casa di due persone per me molto importanti, che ora sono uno splendido trio e che di conseguenza devono allargare gli spazi.
Quindi entrare in questo posto è per me una doppia bellezza, perché loro e perché oggettivamente delizioso: il comodo silenzio di essere in città ma in uno spicchio di pace, le stanze morbide, tutto quello che serve ma senza una cosa di troppo, poter stare fuori nel proprio angolo.
Averlo, un proprio angolo.

Il mio nuovo star solo coincide con la decisione di prendermi anche del tempo, per stare un po’ con me. Per questo ho deciso di mettermi a mezza giornata, con tutte le conseguenze materiali del caso, e tutti gli umani sacrifici che dovrò affrontare. In questi casi la celiachia è una gran fortuna, quindi il cibo lo mettiamo da parte. Le uscite le contavo sulle dita di due mani, almeno una ora sarà occupata a scrivere molto quindi non saranno un problema. L’affitto è un miracolo, le spese una manna dal cielo.
I sacrifici si traducono in dovermi creare una nuova vita mattutina, da impiegare tra scrittura ed allacciare rapporti arrugginiti o solamente pensati.
Nella mia testa, le persone adulte nel 2016 devono crearsi un proprio spazio da dedicare a se stesse, a pensare con la propria testa ai propri bisogni, ai propri interessi ed a coltivarli, il più possibile.
«Lavorare per comprare la macchina per andare a lavoro» non fa per me, anche perché da senza patente diventa un doppio paradosso. È ora di gettare qualche seme che stava già quasi invecchiando, e prendersi la briga di annaffiarlo un poco di più del previsto.

Ma tutto questo ha bisogno di collante, di un filo conduttore che dia senso e scopo, che non mi faccia rimanere solo a darti le pacche sulle spalle.
E allora c’è Lei, che sempre più salda le mie parti sparpagliate insieme. Prende i pezzi e li rimette a posto, uno dopo l’altro. Ed anche quando un pezzo è instabile e, staccandosi di nuovo, segue lo stesso percorso della volta prima, Lei ha imparato la traiettoria e sa come prenderlo al volo, prima che si schianti riducendosi in pezzi ancor più piccoli e quasi impossibili da rimettere insieme.
Sa come darmi una gioia naturale come il sole che sorge, sa come lenire le mie sofferenze con lo stesso sguardo della madonna che guarda il Cristo morente, piena di una fottuta misericordia che ti farebbe convertire alla prima religione che ti suona il campanello.
Io, a Lei, certe volte dico tante cose su di Noi, e certe volte invece rimango imbambolato e dentro la mia testa nel frattempo c’è tutta la scena al rallentatore di Joel e Clementine («oh my darling!») che s’inseguono sulla spiaggia innevata di Montauk e non so proprio che dirle, a Lei.
Però c’è, è reale, è quella che mi gratta la testa come ai gatti, che prepara dei piatti buonissimi, che si dimentica tutto ma non scorda mai nulla di quello che conta davvero, ed è quella che mi scrive che

«ci siamo inventati un sentimento nuovo che all’amore je dà na pista».

E io penso che è vero.
Penso che alla fine ne sappiamo talmente tante, io e te, che è difficile che mettendole insieme esca fuori qualcosa che esiste già. Ci siamo adattati ai nostri passati e modelliamo così bene il presente che, oh, è quasi d’obbligo che ci sia un futuro.

Il perché delle prime due storie? Quelle che finiscono con gente che muore a causa della sua stessa invenzione?

Era solo per farvi capire che non tutte le invenzioni, finiscono nel buio.

[ora potete anche sentire di nuovo la canzone, godervi il video, e poi spararvi l’album degli Any Other perché spaccano male]

3 thoughts on “Che Sapore Ha

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