Una Domenica Come Le Altre

GC

È una Domenica come le altre.
O no?
Non capisco, ho dormito tantissimo e come al solito sono più stanco di quando faccio le due ore di pennica pomeridiana, che ti alzi e sembra che ti abbiano appena scongelato dopo un viaggio di quindici milioni di anni luce.

Ho aperto gli occhi la prima volta alle sette, quasi sorridendo come fosse uno scherzo.
Ho allungato d’istinto la mano ma Lei non c’era. Vero, è via, tornata al suo paese per un weekend lungo, ma sembrava ancora che il suo lato fosse caldo come se fosse scesa solo un attimo per andare al bagno. Quasi l’aspetto per qualche istante, sperando di sentire la porta che si chiude, lo scricchiolio delle scale del soppalco, il piumone che si alza facendo entrare un poco di quella fastidiosa brezza mattutina. Lei si accorge che sono sveglio, mi abbraccia, mi dice quelle cose che lì che ti fanno tornare indietro nel sonno ma anche nel tempo, di quelle che ti metti in posizione fetale ed il respiro si regolarizza nel tempo di dire «crostata di mirtilli».
Lei però non c’è, è al paese ed io devo affrontare la Domenica da solo.
Mi riaddormento.
Mi sveglio.
Sono le dieci.
Che palle.

Io non son bravo ad affrontare la Domenica da solo.
C’è chi dice che «la Domenica da solo è come kryptonite», ma io non sono Superman né ho intenzione di.
Sono solo uno che camperebbe volentieri di abbracci e sorrisi.

– Ma non si può, e lo sappiamo bene entrambi.

La voce spezza l’unico rumore che sento, quello della macchinetta del caffè che borbotta.
La erre morbida, accento del Nord, voce un po’ sgraffiata da sigarette ed un Negroni di troppo.
GC è seduto sul tavolino, un suo libro in mano, occhiali inforcati e mise da Dylan Dog, quella classica dei suoi reading.

– Cosa ci fa uno il migliore poeta semiprofessionista vivente italiani, seduto non su di una sedia, ma bensì sul tavolo?

– Non lo so, mi ci hai messo tu qui. Io mi stavo godendo la vita, coglione. E almeno scrivi il mio nome per esteso.

– Non so se posso, sai, diritti di immagine, copyright, carcere.

– Fighetta.

– Secondo me non sei davvero lui. Dimostramelo.

– Agata esiste, e ad uno come te non si avvicinerebbe manco sotto minaccia.

Il tempo di un blink degli occhi e mi accorgo che il caffè sta strabordando dal beccuccio. Lo spengo maledicendo me, la Madonna ed anche un po’ GC.

– Coglione.

Adesso è rannicchiato dentro il piccolo camino all’angolo della piccola cucina, inutilizzato perché andrebbe pulito e quindi ecco svelato il perché non sarà mai acceso.

– Sei un coglione, ribadisco.

– Ti facevo più tenero.

– Con le donne certo, me lo impone il mio personaggio. Ma per gli uomini, per uno come te poi, solo parolacce. Pirla.

– GC, ti invito con cortesia, ma anche con fermezza, a lasciare la mia dimora.

– Volentieri.

Un altro blink, e sparisce di nuovo.

Sono fuori in giardino a fumarmi una canna, la tazza di caffè in mano ed il dubbio che ieri sera io sia in realtà uscito, abbia assunto varie droghe mischiate con forti alcoolici tipo il cherosene, e stia quindi subendone i postumi, stanchezza ed apparizioni di GC comprese.
Prendo il cellulare ed apro Whatsapp. Voglio darle il buongiorno e dirle che stamattina ho pensato fosse qui con me.

– Molla quel coso, idiota. Fatti desiderare.

La testa di GC sbuca da sopra la tettoia. È steso a pancia in giù ed essendo la tettoia inclinata la testa gli si sta riempiendo di sangue, rossa come un imbarazzo. Nonostante questo, sporge anche il braccio, che termina con un Negroni stretto forte che riesce anche a sorseggiare, anche se ad ogni sorso metà va di sotto.

– Ma tu non dovresti essere per l’amore, il contatto, gli abbracci e le dolcinerie? Ma soprattutto, un Negroni alle undici? Davvero GC?

– Certo, ma quando son donne per me. Se son per gli altri, faccio di tutto perché diventino mie. E questo è un Negroni analcolico, e comunque non rompermi i coglioni.

– Ma sei consapevole che non puoi stare con tutte, o no? E che sento l’odore del Gin fino a qui?

– Certo. Ma intanto non te le scopi nemmeno tu, disadattato. E comunque non è Gin, a me piace con la Tequila.

Blink, e GC non c’è più di nuovo. Ma l’odore della tequila sì. Tequila nel Negroni, cristo santo.

«Buongiorno TU. Stamattina eri con me. Ma poi in realtà no. Manchi. Ciao.»

Bevo ancora un poco di caffè, e mi chiedo se sia normale in una Domenica qualunque, vedersi comparire il miglior poeta semiprofessionista vivente italiano ubriaco, cinico e più volgare del solito.

– No

mi dice lui, in piedi davanti a me

non è normale, ma faremo finta che lo sia.

Detto questo, mi allunga un pugno sul naso.

Dissolvenza in nero, con risate di poeta in sottofondo.

Fine.

[Forse]

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