Era Mio Padre

Wes

Sono due anni che vorrei scrivere qualcosa su questa storia.
La mia, storia.
E già questo mi ha sempre fatto venire dubbi sul farlo o meno, ché fin quando parlo di me dicendo e non dicendo lo faccio volentieri e con quella giusta dose di egocentrismo che serve sempre.
Qui è diverso. Perché se un paio di volte degli status incazzati mi sono usciti fuori, sempre generici ma ben mirati, adesso la situazione è diversa. Uguale, ma diversa.

In breve.

Due anni fa, per problemi in famiglia e perché raggiunta quasi la veneranda età di 30 anni, sono andato via di casa. Sono stato qualche mese appoggiato da un amico, poi casa a Piramide con un coinquilino ed ora in una casetta tutta per me.
Nel frattempo, fin da prima che andassi via da casa mia, era nata una forte discussione con mio padre (non sto qui a farvi la cronologia di tutti gli scazzi, che sennò finiamo mai). Anche questa per futili motivi. Discussione che si è protratta per mesi, fino ad un incontro che sembrò chiarificatore, con tanto di abbracci e promesse di.

Due mesi dopo, due mesi in cui non ci sentiamo sentiti perché “continuiamo a fare le cose nostre”, due mesi dopo scendo in Salento dove lui e mia madre, con mio fratello, si trasferirono quasi dieci anni fa.
Due mesi dopo scendo e smette di parlarmi.
Smette di parlare con me, con mia madre, con tutti i suoi contatti conosciuti al Sud.
Terra bruciata.
Un incendio auto inflitto che dura tutt’ora, con fiamme di odio represso che ogni tanto si alzano, un insopportabile caldo di affermazioni e dichiarazioni che ci vorrebbe il contraddittorio in diretta nazionale per spegnere il tutto.

E invece no.

Ops

Uno stillicidio di due anni, fatto per lo più di un silenzio imbarazzante ed incomprensibile, apice ultimo di una vita genitoriale passata a strillare, ammutolirsi, sparire.
Io vi giuro che ‘sti due anni ho fatto di tutto, per ricordarmi cosa e quando è successo, ed a parte le stronzate che fai pure da grande (non pulire la stanza, aver rovinato qualcosa a casa) io non lo so, che cazzo è successo.
Ma la cosa più brutta è che pare che la colpa di tutto sia mia. Se ora non va più da sua moglie e suo figlio, se ha deciso che giù a Tricase son tutti stronzi, se si è chiuso nel suo negozio polveroso e desolato, se non lascia casa, la colpa è mia. O almeno, tutto è nato da me, dal mio non essere forse il figlio che voleva.

Eppure mi ricordo gli ultimi anni, passati come due inquilini che stanno poco in una casa dove bisognerebbe aggiustare tutto. Lui che alzava pannelli da solo, lui che puliva il magazzino da solo, lui che gestiva il negozio da solo. Tutto da solo, nonostante la mia costante disponibilità ad aiutarlo sia per imparare cose nuove, sia per non gravarlo troppo di pesi e fatica alla soglia dei 60 anni.
Ma no, secondo lui non dovevo aiutarlo (“ce la faccio da solo”), ma nel frattempo dovevo fare cose che se non facevo allora ero stronzo. Solo che io, ‘ste cose, mica ho mai capito cosa fossero.

Mi chiedo se ora che ho un lavoro, una casa, mi mantengo più o meno decentemente da solo, possa andar bene. Mi sono chiesto in questi due anni perché non mi sono meritato gli auguri per i miei trent’anni. Perché non c’è stato un riavvicinamento, un domanda, un “coma va?”.
Nulla.
Zero.
Nisba.
Come se non fossi mai esistito, o non mi fossi mai riuscito a far capire.

Cat

“Va beh ma tu ci hai provato a parlare?”, mi hanno chiesto le persone con cui ne ho parlato.
La risposta è: no.
No, perché dopo 29 anni passati a basare le mie giornate sull’umore altalenante di una persona frustrata, dopo aver avuto le ansie ogni volta che sentivo il suo furgone salire la strada di casa, dopo aver passato settimane con una persona che nemmeno ti salutava al rientro beh, io ho smesso di lottare. Di crederci proprio, nel pentimento o comunque nell’esame di coscienza. In questi due anni io me ne sono fatti così tanti di esami che dovrei essere laureato in Coscienziologia, cristo. Sto continuando a sputare sangue mentre lotto contro i demoni paterni che hanno incancrenito il mio DNA, rendendomi spesso muto, umorale, stizzito, scattoso. Ancora oggi rivedo troppi difetti non miei, ma assimilati per osmosi in anni si stretto contatto con lui.
E rimango tutt’ora basito quando vengo a sapere che non chiama mia madre da mesi perché non vuole lui. Quando sento che nemmeno fa una chiamata a mio fratello. Quando mi ritornano in mente tutte le cattiverie che diceva su persone che, non ci fossero loro, ora staremmo molto peggio, economicamente ed affettivamente.

Perché tutto ora?

Beh perché è andata in onda una puntata di “Giardini da Incubo” in cui gente che dice di essere sua amica (mai vista in vita mia) ha voluto regalargli la visita di quel grandissimo omofobo e razzista di Lo Cicero. Sì, quello che doveva diventare Assessore allo Sport nella giunta Raggi e che, per fortuna, non è stato confermato andando così ad evitare almeno una sicura (ennesima) figura di merda a Roma.
Questi “amici” hanno invitato ‘sto scemo mentre mio padre “era in Puglia” (cosa non vera, o almeno non si è degnato di andare da mia madre), e lo hanno fatto perché “in grave crisi economica” e “solo”.
Poverino.
Immagino che mandare quei due spicci a mamma ogni mese sia tosta eh? La stessa mamma che ora si spezza la schiena otto ore al giorno a lavare i piatti per fare la spesa. La stessa mamma che in quel giardino ci sputava il sangue.
E poi, “solo”. Solo hai deciso tu, di starci. Hai preferito il silenzio della solitudine alle parole del confronto, della discussione educata, dell’esposizione dei problemi e conseguente brainstorming sulle soluzioni.
Hai preferito abbandonare tutto e tutti, per poi andare in giro a piangere miseria e nobiltà. Il grande paladino di Malagrotta. L’eroe dei nostri tempi.
Ma per favore.

Casa2

Vedere Lo Cicero che si mette in testa il mio fottuto canestro a mò di aureola mi ha spezzato dentro, definitivamente. Il giardino dove tante volte mi sono messo a pensare, a ragionare, a perdere tempo.
Mi sono ripromesso mille volte di non scrivere nulla ma a ‘sto giro è più forte di me. È un fiume in piena che mi sono stancato di provare a contenere, e che è giusto faccia il percorso più consono alla mia vita. Quindi scriverlo. Quindi pubblicarlo.

Questa volta sono stanco, sono arrabbiato, ma soprattutto sono deluso. Tanto. Troppo.

Due anni passati a chiedermi cosa ci sia di sbagliato in me, cosa posso aver fatto, ed ecco che me lo ritrovo circondato da gente sconosciuta, mentre prende due bambini in braccio e li bacia come non credo abbia mai fatto nemmeno con me.

E allora auguri per tutto, per la tua fede calcistica verso i Cinque Stelle (mi sai spiegare come mai il consulente del tuo amico Vignaroli adesso ha delega per ambiente e lavori pubblici?), per l tua voglia di solitudine, per la tua faccia che non è nemmeno come il culo, ché almeno da lì esce un qualcosa di utile per concimare il tuo bel giardino.

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