Ingrati Nati

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Noi parliamo male delle istituzioni cittadini, ma lo schifo di persone che siamo ce lo dimentichiamo sempre.
Se cresci in un ambiente tossico, infestato da pregiudizi e paletti mentali, il tuo essere si riflette su una città che non può fare altro che subire.
Quando vieni su nella periferia e non sei in grado di staccarti da tutti quei concetti malati che solitamente la affossano (razzismo, prepotenza, paura del nuovo e attaccamento al conosciuto) rischi di diventare una persona brutta.
Molto peggio dello “straniero che ti ruba il lavoro”, ma tu non lo sai. Perché per te è così e non ti porrai mai il problema di capire cosa potresti fare tu, per evitare che quell’ambitissima posizione da lavapiatti ti venga soffiata dal primo bangla che passa.
Siamo una città di presuntuosi ignoranti, che pretendono tutto senza darti nulla. Una città che chiude locali senza dargli la possibilità di contraddittorio, che ai tavoli di discussione si veste bene e parla meglio, ma appena si chiude la porta prende il coltello e te lo piazza tra le scapole.
Ci sconvolgiamo ‘sti giorni per il Rialto come per il Teatro dell’Orologio, sigillati di notte come i ladri, al riparo dal buio e da una ben più corposa protesta cittadina.
Ma finché non arriviamo a capire che il problema è la nostra malata quotidianità, il nostro essere perennemente irritati dal vicino, costantemente invidiosi del collega in ufficio, i lucchetti finiremo per metterceli noi da soli, fuori dalla porta, per rimanere nella nostra bolla di finta sicurezza, di falsa speranza che fuori il mondo migliori mentre noi litighiamo per un semaforo bruciato, o un torto di anni prima.
Non ci parliamo più, ma ci strilliamo contro le peggio maledizioni sperando di rimanere noi, da soli in una città che di persone sole ne conta milioni. Siamo già isolati nonostante le gomitate sui marciapiedi e le porte dei bus ostruite dall’incapacità di dislocarsi sul mezzo. Facciamo aperitivi sperando finiscano il prima possibile, passiamo serata con la voglia di rientrare a casa.
Siamo sommersi di input, curiamo l’outfit e siamo tutti freelance, ma poi al volante, sui mezzi, a piedi torniamo ad essere un popolino, un massa di persone che non si possono vedere tra loro ma che sono costrette a confrontarsi i musi lunghi e le imprecazioni.
Chiudiamo porte e non teniamo aperti i portoni al prossimo.
Sorridiamo per anni a chi ci ha dato una mano, impazienti ti tagliargliela per poi schiaffeggiarglielo per un saluto non dato, o una frase non capita.
Siamo cattivi porca puttana, e io quando sento e vedo certe cose sento un crack nel cuore che per un attimo, un attimo fin troppo lungo, mi fa perdere tutta la fiducia nel mondo e in chi lo abita.
Per fortuna mi sono creato la bellezza intorno, è arrivata e si è fatta scudo intorno a me. Certo, ogni tanto s’apre una crepa e il buio di ‘sto mondo filtra.
Ma la maggior parte delle volte riesco a metterci una pezza, come adesso, che con ‘sto testo voglio pulirmi le orecchie di cose brutte e tappare ‘sta crepa che gente troppo stronza e troppo ingrata ha provato ad aprire.
Una bellezza vi seppellirà, stronzi.

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