“Il Suono del Mondo a Memoria”

Dovrei fare due premesse, prima di scrivere di Giacomo Bevilacqua e del suo «Il Suono del Mondo a Memoria» (che per me, tra l’altro, è uno dei titoli più belli che si possa dare ad un libro/film/album).

Ma visto che io, quando parlo di qualcosa che penso non mi competa, faccio sempre premesse per mettere le mani avanti, a questo giro le metto alla fine.
Delle postmesse.
Potete decidere se continuare ignorandole fino all’ultimo, o se scendere prima giù in fondo e leggerle, per poi iniziare il pezzo.
Ricordatevi solo di tornare qui su, che sennò lo leggete al contrario e non ci capite niente.

Ma dicevamo.

via wired
via wired

Ho ordinato la variant (numero 1230) non appena il sito di Feltrinelli me lo ha permesso.
Ed ho aspettato con tanta ansia. Che è aumentata, perché c’ho una fortuna con le spedizioni io che il giorno che devono mandarmi il bancomat nuovo, il tempo che mi arriva e lo avremo già tutti impiantato sotto pelle da mesi.
Finalmente ieri l’omino rosso di Bartolini è arrivato ed io ero molto contento.
Ho aperto il cartone e mi è arrivata la zaffata buona di carta fresca, ed ero molto contento.
Poi ho aspettato che finisse il mio turno in ufficio, mi sono precipitato in metro e dopo essermi piazzato in fondo, in piedi, spalle alla coda del vagone, e ho aperto «Il Suono del Mondo a Memoria», opera (grossa) prima di Giacomo Bevilacqua che tutti conosciamo per quel frugoletto tutto matto di Panda a cui piacciono un sacco di cose.
Ma Giacomo è stato tanto altro e con questo libro è diventato tantissimo altro ancora.

La storia (senza spoiler) è quella di Sam, un ragazzo che vola a New York per riprendersi dopo una storia finita male. È fotografo, lavora per una rivista fondata con un amico anni prima e che ora ha un ottimo seguito.
Sam decide di unire il viaggio personale a quello lavorativo, documentando la sua vita di tutti i giorni usando la reflex e seguendo una regola generale che diventa presto una sfida: non parlare mai con nessuno, per tutto il tempo della sua permanenza nella Grande Mela.
Una sfida enorme con se stesso, che Sam affronta non senza qualche problema fino a.
Già. Fino a.

via keison
via keison

Perché non è semplice parlare di questo libro senza rivelare troppo. Come lo stesso Giacomo ha detto in più interviste, va sicuramente letto due volte, se non tre e così via.
Vuoi perché è davvero una bella opera, ed anche perché l’autore ci ha infilato dentro tante chicche ed un finale a sorprese -sì, plurale- che vi farà sicuramente dire «ooooook! ora lo ricomincio subito».

Conoscendo già parecchie cose fatte da Giacomo, questa mi ha sorpreso particolarmente per la cura nella scrittura e nei disegni.
I testi non sono mai banali e la storia è tutto tranne che scontata, un graduale salire di atto in atto fino alle pagine finali che ti danno un paio di cazzottoni ben assestati. È una storia d’amore ma anche di lotta con(tro) se stessi, di impegno e di difetti, di migliorarsi e riuscire, almeno per un momento, a sentire il suono del mondo.
I disegni sono qualcosa di magico, davvero. Io, che a NYC non ci son mai stato, me la immagino proprio così, d’inverno. I colori e la luce che ha riportato su carta sono il risultato di un’attenzione al dettaglio quasi maniacale: molte tavole offrono scorci più o meno conosciuti grazie alle miriadi di immagini che abbiamo sempre visto di New York, ma Giacomo riesce a distinguersi da qualunque altro tipo di media su cui le abbiamo viste. L’arancione delle foglie ed il sole che ne accentua la luminosità, il blu ed il grigio del cielo dietro ai palazzi, il rosso dei momenti più intensi del protagonista.

via comicsblog
via comicsblog

Quello che mi ha colpito di più, però, è il fatto che leggerlo mi ha fatto fare cose che di solito non faccio, quando sfoglio un testo.
Tipo:

– farmi mancare il panorama sul ponte dove passa la metro, tra Flaminio e Lepanto. Vi assicuro che ogni giorno, che io sia sul cellulare a perdere tempo o a leggere un libro, io alzo lo sguardo e mi godo uno dei due lati. Ieri niente, talmente immerso nel libro di Giacomo che ho addirittura mancato la mia fermata, ed ho deciso di proseguire fino alla coincidenza successiva;

– farmi dire «MA NO DAI!» di sorpresa e stupore in più di un momento, facendomi passare per scemo davanti a tutti i passeggeri;

– farmi dire «NO!» quando pensavo fosse finito e invece mancavano altre pagine per poi farmi dire di nuovo «NO!» quando è finito sul serio.

Per chiudere, io vi consiglio di prenderlo senza nemmeno pensarci. Perché è un’opera universale, che si farà amare da tutti quelli che sanno leggere una bella storia. Perché ok, la storia la scrive lo scrittore, ma le sfumature le coglie chi legge.
E Giacomo Bevilacqua è stato bravo, bravissimo ad aprire e chiudere una storia intelligente con una mano, ed una testa, che è difficile trovare in giro e che riesce a carezzare ogni tipo di carattere e di gusto, spiccando per sensibilità e leggerezza.

Postmessa #1

Non sono bravo, io, a scrivere recensioni. Però ci sono cose che mi piacciono così tanto che non posso tenere per me, ché vanno condivise con più gente possibile. E questo è il mio unico mezzo per dimostrarvi, e ricordarmi, che al mondo di cose belle ce ne sono un sacco.

Postmessa #2

Io a Giacomo lo conosco da un sacco. Ma non della serie che ci sentiamo tutti i giorni (tant’è che ieri, per congratularmi con lui, mi son fatto ridare il numero da un amico in comune). Però m’è rimasto dentro fin dalla prima, perché mi ha fatto conoscere i Griffin e perché mi ha fatto conoscere un modo di far ridere che ignoravo. Ho capito che c’è differenza, insomma, tra un buffone di corte ed un comico intelligente.
Lui è il primo.
(però vi assicuro che se anche non lo conoscessi, dopo questa bellezza vorrei conoscerlo, ecco)

Analisi di un Delirio

Grazie a Enrico Cicchetti per la foto.

​”Dopo giornate di fila di dibattiti sul nulla, ma che pagliuzza e che trave? Qui è un acaro contro un autotreno!”

E qui parte il primo EH?

“Eppure non sono soddisfatto… l’inconsistenza assoluta delle stupidaggini che vengono discusse da trombatissimi pantaloni, appena tornati da ferie guadagnate ossequiando questo e quello, mette a pensare…”

Parla quello che si fa le vacanze nella sua villa abusiva a dieci metri dal mare, dopo che tutto l’anno c’è chi lavora al posto suo urlando, incolpando e prendendo per il culo milioni di persone.

“Mentre stiamo spiegando quello che sarebbe immaginariamente successo e tentando di portarlo sul piano della realtà io non so… mi sfugge l’audience di questo nulla.”

Siamo tutti audience, caro Beppe.

Perché questo è lo stesso nulla con cui hai creato un mostro giustizialista, arrogante e fascista. Hai fondato un partito dal nulla, alimentato ad odio e disinformazione. Adesso la gogna tocca a voi, solo che di qua hai gente che si informa e che non si accontenta di un “EH VA BEH MA ALLORA TUTTI GLI ALTRI?”

“Straparlano come nelle puntate di Vespa con i plastici? Tutta quella meticolosa stupidità, tutto quel feticismo dei dettagli minuto per minuto, che cerca alibi a tutti i costi, impedisce la visione d’insieme e distrae dalla verità dei fatti.”

Oh, quasi pare una lettera di confessione.

Perché straparla di cose ormai insite nel movimento da tempo: lo spulciare casa degli altri, il fare i conti in tasca alla gente, sbattere nelle homepage dei suoi siti satellite le facce di giornalisti e politici stile fascio è nel DNA di quella massa di capre che ti vengono dietro.

“È come pretendere di voler capire un quadro impressionista o puntinista da un centimetro di distanza: la figura non la vedremo mai. La donna nel campo di papaveri non la troveremo mai!”

Qui probabilmente, di fronte a parole come impressionista, puntista o quadro, gli elettori di Grillo si sono persi.

Ed hanno provato sicuramente a cliccare su donna nel campo di papaveri per vedere se era una di quelle cose che di solito i giornali non ti dicono.

“Ebbene io alibi per voi non ne cerco cari cittadini! Non ce ne è bisogno, anzi, spero capiate la differenza fra spiegare fatti e costruire alibi…”

Anche qui: mi pare che chi spiega i fatti è la gente normale che non si è mai fidata di te e dei bambini dell’asilo che ti porti dietro, mentre chi si crea alibi è gente come la Raggi che per giustificare la sua totale incompetenza da ancora colpa ai poteri forti.

Questa lettera diventa sempre più un’ammissione di colpa.

“Ma esiste una audience di queste illazioni trasformate in bufere, uragani e trombe d’aria? Davvero ci sono delle persone libere che perdono la giornata nel gossip-mannaro di questi «signori»?”

Sì mio caro. Si chiamano italiani sopra la media. Di solito, chi gode del gossip e lo ripete a pappagallo è l’esercito di ignoranti e boccaloni che non sanno fare altro che copiare frasi fatte come risposta alle critiche.

“C’è chi ribadisce che io sono un criminale per un reato colposo: mi fa male, mi ferisce sempre, tutte le volte. Ma interessa il mio incidente stradale di anni fa? Interessano finte ricostruzioni di discussioni fra me e Di Battista e fra lui e Raggi ecc. ecc.?”

Cucciolo.

Ci rimane male quando gli ricordano di aver ammazzato una persona.

E quando dice a proposito della Muraro indagata che si aspettava di più, tipo cinque chili di coca nella macchina, allora dovrebbe preoccuparsi di più della figlia, a cui nevicò in macchina ma nessuno ne parla!!!1!1!!1!!1!

“Di Maio sapeva… ma cosa???”

Sapeva che la Muraro era indagata così come lo sapeva di Pizzarotti. Solo che per il sindaco di Parma la ghigliottina è scesa subito, mentre per Roma non ha capito la mail e comunque anche se fosse si aspettano le carte.

E se sei webmaster, quella è la base.

Considerando che sul CV ha anche steward al San Paolo, se uno fosse entrato al grido di “Allahu Akbar” quando era lui in servizio, magari gli avrebbe indicato il punto di ristoro più vicino.

“Allora mi è venuto un sospetto: molta gente vuole la perfezione. In Italia, in Europa, nel mondo vogliono la perfezione. In fondo, se qualcuno sta li a vedere i dibattiti su di noi senza parlare della paura che hanno di noi i corrotti e gli inciucioni però discutono solo di imperfezioni nostre….”

No Grillo mio.

Non vogliamo la perfezione.

Anche le più grandi democrazie del mondo, di quelle che vedi i discorsi dei capi di stato e ti emozioni, hanno i loro difetti.

Qui cerchiamo solo gente che sia on grado di rimboccarsi le maniche e fare qualcosa di utile.

Se passate tre mesi a litigare sulle nomine, a tirarvi gli stracci ed a sbraitare sul resto del mondo, io non solo mi siedo a godermi lo spettacolo mangiando popcorn, ma vi tiro pure due noccioline, scimmie da circo che non siete altro.

“perché questi spettacoli tristi hanno audience…. cosa ci sta chiedendo la gente (almeno quella che non cambia canale guardando queste imbecillità)? Temo la perfezione… Perché temo la perfezione? Semplice… è una proprietà che può essere soltanto inventata o sognata. La perfezione capita per alcuni istanti, non di più, se la chiedi significa che vuoi la dittatura.”

“Fantocci, ma lei è un poeta!”

*scatarro*

Uno che scambia dittatura per perfezione ha grossi, grossissimi problemi mentali.

“È una forma di nuovo benpensantismo autoassolutorio: «Non stiamo lasciando ai figli un mondo di merda, infatti è un mondo che solo persone perfette possono correggere… è l’Italia bellezze», dicono guardando figli buttati in una società che hanno lasciato svuotare di morale e beni, di senso e di virtù.”

Parla uno che è andato in giro a fare spettacoli facendo mangiare grilli secchi come fossero ostie, facendosi pure pagare l’ingresso.

“«Ti lascio in un mondo di cui è impossibile essere orgogliosi, in cui è impossibile trovare un senso… infatti neppure quei perfettoni dei grillini ce lo trovano, anzi lo vedi? Anche loro sono così… come gli altri».

Primo, io sono orgoglioso del mio mondo e di quello che dentro riesco a costruirci, anche e soprattutto insieme agli altri.

Secondo, non sono stato io a fiondarmi nella mischia dicendo a tutti che ero diverso da quelli prima. Se ti proponi come alternativa, e poi fai lo schifo per due nomine allora sì, è vero.

Non siete come gli altri, siete peggio.

“Ebbene io a questa gente dico: state tradendo la fiducia dei vostri figli, perché avete una morale migliore per noi? Cosa vi rende abili nel giudicarci?”

E a te come a tutti quelli come te, chi ha dato il diritto di giudicare e sentenziare su tutto il resto del mondo, riuscendo così ad emergere dalla fogna di silenzio ed incapacità in cui eravate nascosti?
“Ripeto, c’è solo una spiegazione: camuffati da tetri pantaloni ci sono dei frustrati che cercano l’uomo forte!”

MADDAI?

Ma dici gente che fino ad ora se ne è sbattuta il cazzo della situazione italiana, politica e sociale ed altro non aspettava che qualcuno gli dicesse “ehi tu! Sì proprio tu che ad oggi il massimo che hai fatto per la tua città è stato andare a piazza Navona alla Befana! tu che di lavoro fai il disoccupato perché non ti prenderebbero nemmeno a spalare merda nelle stalle! che ne pensi di fare il politico?”

Questo tipo di gente dici?

“questo è il senso estremo del benpensantismo di oggi… qualcosa che, nella mia mente, non trova perdono e giustificazioni, solo nauseato fastidio. In questo caso mi dispiace tanto, ma il movimento avrebbe solo ritardato l’arrivo di nazisti, fascisti e leghisti! Ma ritardare una involuzione senza cambiare nulla nel frattempo non serve!”

L’ultima frase è così delitmrante2che meriterebbe un post a parte.

A me invece sale il vomito a sentire che senza di loro la marmaglia nera e verde sarebbe scesa nelle città per metterle a ferro e fuoco. E invece è solo arrivata una marmaglia incolore, sul grigio spento, che le teste di cazzo non hanno colore.

“Se potessi farei io un referendum: volete una dittatura? Sì o No. E se la volete chi volete a comandare? Perché non la Merkel o direttamente la Lagarde?”

No. Basti tu.

“Se non siamo neppure capaci di affrontare insieme uno scrollare fra i tanti che i peggiori romani stanno rivolgendo alla Raggi”

EEEEEEEH?

“allora mi scuso, e se fosse possibile vi restituirei i voti. Ma non si può: le cose devono fare il loro corso e noi non ci arrendiamo!”

Ma io non voglio proprio nulla che sia tuo.

Bastano le dimissioni della Raggi e delle scuse vere. E poi tornate tutti a scuola.

“Anche imperfetti siamo forti della nostra umanità, della nostra determinazione e non regaleremo ai pavidi, agli ignavi, un uomo forte acchiappato di sponda proprio attraverso di noi!”

Se non era chiaro fino ad ora: se sei contro il movimento, sei un cacasotto. Solo loro son forti e coraggiosi, pronti a salire al potere per spazzare via l’ignavia e la pigrizia e i deboli.

“Solo i dittatori e i loro portapalle credono all’umano perfetto: non è roba per noi.”

Però se sei pavido sei una merda.

“E neppure questo nuovo di essere benpensanti ci interessa! Votate Verdini, votate il Pd, votate chi vi tiene due piccole paure vostre, non dei vostri figli, lontane… Votate per il nulla, ma scegliete!”

Quale miglior chiusura se non la chiusura stessa?

Noi siamo questi, dice, ed oltre a noi c’è quello che avete sempre fatto nella vostra vita spaventata e senza palle.

La terza via non c’è. 

Grillo minaccia il suo elettorato e tutti quelli fuori.

Grillo contro tutti.

Grillo contro se stesso.


A margine:


– la lettera non è pubblicata sul blog macinasoldi. La lettera è stata inviata e pubblicata sul Corriere. Uno di quei giornali che se rema contro, è gestito da Satana insieme al PD, ma che qui è utilissimo per far arrivare il messaggio a chiunque;


– tranne una volta, nominando la Raggi, non si accenna minimamente ai problemi di Roma ed alle cassate fatte in tre mesi. Solo che sono imperfetti.

No cari miei.

II siete pericolosi e dannosi.

Peggio di in perfetto dittatore. 

Stupido È Chi Stupido È

Saul

C’è il ragazzo nigeriano ammazzato da un fascio/razzista/ultrà. Da una testa di cazzo, punto, altro che etichette.

In mezzo c’è gente intervistata per cui le regioni italiana sono 100, la rivoluzione copernicana diventa di Guglielmo Telmo e Brexit sta in America.

E poi c’è stamattina, quando ho preso la metro.
Mi metto sempre per prenderla all’inizio o alla fine, perché siamo un popolo di rincoglioniti che appena sale su un mezzo si paralizza come le capre quando le spaventi, e quindi cerco spazio per rimanere lì e godermi la fauna.
Oggi arriva in modo che debba salire sull’ultima carrozza, e mentre tutto il treno sfila noto che più va avanti e più la gente dentro guarda verso il fondo.
Appena si ferma, vedo attraverso il finestrino un uomo tenuto da altre persone. Un uomo grande, sulla soglia dei sessanta. Le porte si aprono, lui viene spinto via ed un ragazzo si affaccia gridando di fermarlo mentre ormai gira l’angolo e sparisce.
Dopo un attimo di confusione, dopo che l’autista arriva in fondo e sblocca il freno d’emergenza che era stato tirato, dopo che fa la segnalazione, salgo e comincio a capire quello che è successo.

Il ragazzo che mi parla, assai bello, tutto moro nei capelli, negli occhi e nella pelle, racconta che per sbaglio aveva urtato il sessantenne, che ha subito sbroccato ed ha cominciato ad insultarlo pesantemente.
Sì, perché effettivamente appena apre bocca si capisce che è gay. Ed ovviamente il signore lo ha preso di mira su quello.
Un ragazzo, un bel ragazzo, con dei semplici pantaloncini militari ed una maglia bianca, viene subito massacrato di insulti perché gli piace il pisello, e non avendo altre argomentazioni utili (che ne so, i capelli brutti o un accento del sud) si punta su quello.

MIB

 

Certo, poi capisci che quel vecchio stava fuori di testa quando escono particolari tipo la sua frase ripetuta più volte “chi ti manda?”, che nemmeno Lolly di Orange is the New Black, e soprattutto il fatto che avesse tirato fuori un cazzo di frustino da cavalli, con il quale ha cominciato a tirare colpi alla cieca. Ma parliamo di uno che esce di casa apposta per sbroccare alla gente. Che oggi aveva un frustino, e domani magari scende col coltello da cucina.

Però, grazie a dio, ‘sto ragazzetto ha un gran senso dell’umorismo, visto che prima di scendere mi fa:

“Che poi, dici a me, e dopo vai in giro col frustino sadomaso.”

Però, ecco, il problema qui non è chi è nero, chi è gay, chi è celiaco, chi è Gasparri. Qui secondo me il problema è che vi cercate tutti un nemico comune ma generale. Non specifico. Non individuabile davvero.
Non ve la prendete col vostro capo, né con quello che parcheggia in doppia fila, nemmeno con chi davanti a voi insulta lo zingaro di turno. Anzi, in questo caso vi unireste.

Homer

Siete ignoranti come la merda, ed il video ne è la prova.
Non sapete NULLA DI NULLA.
Non è analfabetismo funzionale, non è maleducazione, è semplicemente che non vi va di fare nulla che non sia farvi notare, o sperare di.
Se dite che Renzi è Presidente della Repubblica, se pensate che la prima guerra mondiale risale a metà ‘800, ma mi spiegate come potete comprendere che un ragazzo nero, o uno gay, non possono fare altro che del bene?
Background diversi rispetto a voi che l’unica cosa che sapete sono gli orari dell’estetista. Esperienze che al massimo voi avete lavorato al bar, e manco eravate capaci.
Capacità di affrontare problematiche che vi sono totalmente oscure, voi che al massimo vi fate un’ansia perché non fate in tempo a tornare a casa per vedere Temptation Island.

Il fatto qui è che non capite davvero, non osservate, non filtrate. Se vi guardaste meglio intorno, fidatevi che trovereste qualcuno (se proprio ne avete bisogno) di molto specifico, che sicuro vi ha fatto un torto, con cui prendervela.
E non perché giallo o verde o blu, non perché è innamorato del suo stesso sesso, né perché vota Gasparri (o forse sì). Semplicemente perché se lo merita, essendo un coglione.

Credetemi: trovare un punto nero su cui concentrare la vostra rabbia, senza magari mai davvero esprimerla, fa un gran bene. Un po’ di rassegnazione non guasta mai, perché non potrete cambiare le cose. Ma il gusto che proverete nell’avere ragione non ve lo toglierà mai nessuno.

Dello Scrivere, Del Votare ed Altre Amenità

Writing

Che a me piaccia scrivere è fuori discussione: c’è chi si becca i miei improperi su Facebook quasi ogni giorno e pare pure apprezzarli, e c’è chi arriva fin qui per inoltrarsi in un mondo fatto di deliri, dialoghi fuori fase e tante cazzate.
Spesso sfioro il personale, a volte lo buco proprio, in altri casi mi piace scrivere di quello che ho appena visto, o pensato, o pensato di vedere (grazie THC).
Ci sono cose che riempiono lo spazio vuoto di questo status e poi vengono cancellate, che non vedranno mai la luce del monitor né quella della mia memoria, spazzate via in un colpo di Delete.
Poi ci sono cose, e so che ha dell’incredibile, di cui non scrivo. Per decenza, certo, ma anche per scaramanzia, che spesso a dir cose poi sfumano. Però giuro, ho un altro FB di contenuti salvato sul PC che rimarrà così almeno per metà, mentre l’altra metà spera di uscir fuori tra lustrini, pajette e la testa alta. Succederà, se solo avessi una costanza anche solo percepibile, palpabile, o un tipo che ad ogni momento libero che spreco mi spari con un teaser sulla faccia.

Typing

Ora, avendo in questo periodo la possibilità di vedere Sky ed ho visto un pezzo di confronto di ieri, tra Roberto Giachetti e Virginia Raggi.
Mi astengo dal giudizio generale, ma a tre giorni dal ballottaggio non puoi sorridere e dire che la squadra non la dichiari perché ti han chiesto riservatezza (quando due minuti prima hai detto che la scegli tu, e solo tu), e perché visto che la stampa ti ha attaccato allora è meglio di no. Non puoi dire con gli occhi sognanti che però è una squadra bellissima e super fica, però non te lo dico.
Dall’altra parte c’è uno di quelli che vi piace chiamare «professionisti della politica», che è vero in tutte le sue sfumature, anche positive. Perché non è un voto di fiducia, non è un voto sugli intenti. Questo è un voto fondamentale per tanti, troppi motivi, ed io devo essere sicuro di votare qualcosa di reale. Perché a votar Giachetti ce ne vuole, ma almeno mi ha dato dei nomi da poter verificare io, con le mia dita. Che verifica è la vostra, se poi confermate una squadra che verrebbe sputtanata in due minuti? Perché volete fare un referendum per tutto (pure per la via da intitolare) e quando si parla di chi dovrà rimestare nel fango di ‘sta città facciamo sorrisi ed occhi a cerbiatto?

Bambi

Ma sapete quante volte ho detto alla gente che stavo scrivendo un libro? Poi, alla domande

di che parla?

o

quando esce?

mi spuntava un cappello da moschettiere tra le mani e gli occhi mi si trasformavano in due pozzi di dolcezza e grassi saturi.
Ho circa una ventina di inizi di libri, in ‘sto PC. Ho materiale per romanzi, raccolte di racconti, rappresentazioni teatrali e sceneggiature di cortometraggi sulla disperazione ed il dolore. Però non faccio partire un crowfunding per finanziarmi il libro, senza dire la trama, o i personaggi, o anche solo dare una sinossi si quello che cazzo succederà.
Chi me li darebbe, i soldi?

Poi oh, oggi io c’ho lo sterminio nelle fibre muscolari, pronto a scattare invadendo la Polonia, però pure voi veniteme incontro.

Caro Giachetti, Ma Sei Serio?

La mia reazione quando ho letto il post di Giachetti.
La mia reazione quando ho letto il post di Giachetti.

Caro Roberto,

che tanto semo romani e se chiamamo subbito pe’ nnome, mica te offenni vè?

Ti scrivo in italiano, che è meglio e così ci capiscono più persone, ché io mica lo so se le persone hanno capito davvero che casino succede a Roma.
Roberto, io sono Romano come te. Ho vissuto per 29 anni a Ponte Galeria, a due passi da Malagrotta, quella che prima che intervenisse Marino era la discarica operativa più grande d’Europa. Poi è arrivato lui, ed ha detto basta all’ennesima proroga di sei mesi.
Ma non voglio star qui a farti la ramanzina su quello che Marino sì, e tutti i suoi predecessori no. Io voglio solo spiegarti una cosa, o almeno provarci.

Ieri tu, o il tuo Staff, avete pubblicato questa foto sulla tua pagine FB. Invito chi legge e che non sa di che parlo a cliccare, che io quello schifo sul mio blog non ce lo metto. In sintesi, hai usato quella tecnica che Alessandro Gilioli sul suo profilo ha perfettamente descritto come “testimonial alla rovescia“: e cioè, invece di pescare tra chi appoggia te preferisce prenderne due “brutti, sporchi e cattivi” che votano l’avversario.

La mia rezione quando ho letto il post di Gilioli.
La mia rezione quando ho letto il post di Gilioli.

Caro Roberto, tu ne hai presi due: Alemanno e Marino. Hai preso due loro frasi di (quasi) endorsement alla Raggi ed hai detto “oh, ‘sti due zozzoni la votano, mica vorrete abbassarvi al loro livello”.
Partiamo dal presupposto che su Alemanno manco ci soffermiamo.
Ma tu davvero hai paragonato lui a Marino? Cioè, il primo un fascista della peggio specie, un ladruncolo, un ex carcerato che è stato barricato cinque anni in Campidoglio e per cui non avete fatto NULLA per cacciarlo, mentre il secondo è un chirurgo di fama internazionale che ci si è messo di punta, contro tutti e contro di voi, il suo partito, che lo ha abbandonato prima, ridicolizzato ed accusato poi.

Roberto, io capisco che il vicolo è cieco. Game over, come diceva Renzi ai suoi schiavi quando ha dato il segnale di far cadere Marino. Al ballottaggio hai più speranze di incontrare Elvis andando a votare, che di vincere. E tutto quello che riesci a fare è solo spostare voti verso la Raggi. Magari pure il mio, chissà.

Caro Roberto, io come te sono romano e seppur la vita politica l’ho sfiorata, accarezzata, a volte solo guardata mentre dormiva, vivo a Roma e mi ci sposto, ci vivo, quando ho due soldi ci mangio pure. Il quotidiano è un inferno, la prospettiva a lungo termine un incubo.
E tutto quello che riuscite a fare da un anno a questa parte è solo ed esclusivamente consegnare la città ad altri, spostando l’attenzione e gettando sabbia negli occhi alla gente.
Io con Marino avevo visto un po’ più in là, nonostante gli scioperi bianchi ed i continui, giornalieri attacchi che arrivavano da tutte le parti. Avete massacrato un uomo e con lui i suoi elettori, ed altro non avete fatto che stuzzicare i nostri corpi con un bastone. Ci avete illuso di poter essere un partito lungimirante, e ci avete spezzato sogni e gambe nel giro di due anni.

Caro Roberto, ricordati che se ora sei lì, in un angolo, a prendere destri da tutti insultando la mamma della gente perché non sai dire altro, è anche colpa tua, tua e del tuo partito che ci ha costretto, tutti quanti, ad incazzarci più del dovuto, e a vergognarci quotidianamente per questa città che è di tutti, e non appartiene più a nessuno.

Caro Roberto, ti saluto, con l’augurio che da oggi al 19 i tuoi spot siano più corretti, mirati, che tu riesca a fare il miracolo anche solo per far rosicare i grillini. Ma fidati che al prossimo passo falso, avranno un voto in più che non hanno ricevuto al primo turno.