Avvisi di Garantismo

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– Allora ragazzi: secondo il nuovo codice di comportamento del Movimento, che ho scritto io nella mia stanza e che vale per tutti, da oggi la linea da seguire è «un avviso di garanzia non vuol dire nulla». Siamo d’accordo?
– Sì Beppe!
Certo boss!
– Beh, io
– Io cosa, Joker?
– Dai Beppe lo sai che mi da fastidio quando mi chiami così!
– Di Maio non posso farci nulla. Quando sorridi sembri un misto tra Heath Ledger e uno con un ictus. E tu sorridi sempre. Quindi, Joker, spiegami che problema hai col nuovo codice.
– E chi ha parlato di problema! È solo che dall’inizio fino a ieri abbiamo tenuto la barra dritta sugli avvisi di garanzia degli altri.
– Esatto. Fino a ieri. Ma visto che qui ormai siete incontrollabili, e che starvi dietro è peggio che avere figli scemi, facciamo che se ve li beccate vi difendo una tantum. Da oggi.
– Ma certo, capisco benissimo e condivido appieno. Mi domando solo come gestiremo la prevedibile valanga di merda che ci pioverà addosso. Fino all’altro giorno se nella stessa frase c’era scritto “indagine” e “nome politico a caso“, eravamo pronti ad arrotare la lama della ghigliottina.
– Per quello vi ho già mandato una mail ieri l’altro, dovresti averla ricev
– Mail?
– Lascia stare. La strategia è questa: facciamo i vaghi. Ci diranno di tutto. Che ci siamo risvegliati garantisti. Che questo è un provvedimento ad personam (o in questo caso, ad Virginiam), proprio come faceva Berlusconi. Quindi noi facciamo i vaghi. Tiriamo avanti. Fidatevi, questi ci vengono dietro comunque.
– Difi?
– Alessandro, levati quel cazzo di casco che le vacanze in scooter son finite da mesi.
– Ok. Io però lo tengo per sicurezza. Che c’ho paura mi arrivino sassate.
– Ma da chi?
– Boh, che ne so. Dalla gente che s’è stufata.
– Ma che cazzo dici. Quella poca gente che si è stufata di noi è troppo intelligente per passare alla violenza. E guarda che è meglio che quelli svegli smettano di sostenerci, anche di votarci. Son pericolosi, quelli intelligenti. Guarda me.
– Beh io mi ritengo abbastanza intelligente.
– Fico stai zitto, che nemmeno il cognome c’hai di pericoloso.
– Scusa.

– Ragazzi meravigliosi, forse non vi ancora chiaro il concetto. Finché il nostro elettorato, come anche solo chi ci sostiene e ci difende sulla rete, ha il quoziente intellettivo di una piastrella da bagno, siamo in una botte di ferro. Ma voi su Facebook ci state solo per Candy Crush o vi fate un giro sulle vostre bacheche? Appena uno, dieci, cento piddioti si mettono a criticare quello che avete appena scritto, arriva l’esercito delle dodicimila scimmie a prendere le nostre difese. Si fanno i copincolla tra di loro, diventano più virali dei video di gattini pucciosi. Sono il nostro pane quotidiano e per dio se me li voglio tenere stretti. Senza di loro, e se questo fosse un paese con una memoria storica che vada oltre il Mondiale del 2006, non saremmo arrivati manco a fare il secondo V-Day. Grazie al cielo siamo circondati da allenatori attaccati alle slot machine, cinquantenni che hanno capito da venti minuti come si accede a Facebook dallo smartphone e schiere di giovani accecati dalla rabbia di un paese che gliel’ha messo nel culo già da ragazzini. E poi, non dimenticatevi la mole di fasci e fancazzisti comunali che hanno votato Virginia. Non scordateveli mai, quelli come gli altri sparsi per l’Italia, che son buoni pure per difendere una femminuccia come te, Alessandro. Comunque, tornando al discorso.

Fate.
I.
Vaghi.

Non possiamo permetterci di cadere nella tentazione della polemica e dello scontro. Qui, appena arriva qualcosa a Virginia, dobbiamo essere compatti nel difenderla. Almeno pubblicamente. Poi, per conto nostro, ne parliamo meglio. Però devo saperlo subito, e per farlo ho bisogno che un portavoce mandi una mail tramite il sito altrimenti non vale. Joker, tu puoi farmi una telefonata.
– Grazie. Quindi poi, tra di noi, andiamo di Trattamento Pizzarotti?
– Ma no Joker, che poi finisce come con lui, che ti ha smerdato mille volte per non aver risposto alle sue richieste di incontro.
– Ma quando mai?
Via mail.
– Ah.
– Detto questo, io torno a Malindi. Avete qualcosa da aggiungere? Alessandro?
– Io voglio che gli aretini devono votare.
– Eh?
– No scusa, pensavo a Scanzi.
– Stai tradendo gli ideali della logica. Joker?
– Io vorrei un consiglio.
– Dicci pure.
Hotmail o Libero?
– Fico?
– Fico come? Punto com o punto it?
– Dio santissimo. Che ragazzi meravigliosi.

Sette Gradi Di Una Relazione

La conoscete la teoria dei sei gradi di separazione? Ok, per chi ha vissuto fin ad oggi nel ripostiglio di Brunetta, è la teoria secondo la quale io posso conoscere un’altra qualunque persona nel mondo semplicemente tramite altre quattro persone. Chessò, posso arrivare a Roberto Saviano in cinque mosse, o forse anche meno visto che abito in una zona in cui il più pulito ha la scabbia, ma tant’è.
Ecco, nonostante siamo sette miliardi e tutti diversi, tu che leggi potresti conoscere qualcuno che abita a Civitavecchia. Forte eh?

Insomma, l’altro giorno mentre decidevo se mettermi la cravatta o il cappio, ho pensato che uno schema simile esiste per le relazioni, con un passaggio finale in più. Nonostante si sia innamorati e convinti che sarà per sempre, la maggior parte delle volte una storia finirà in sei punti.
Sempre.

Vi spiego quali.

Incontro

Sono passati mesi dalla tua ultima scopata. Ma che dico scopata, sono passati mesi dall’ultima volta che hai parlato con una donna che non fosse la commessa del Tuodì. Dopo la tua ultima storia, ti sei ripromesso di tutto: basta relazioni serie per un po’, basta donne al di sotto dei 26 anni, basta con quelle viziate, basta basta basta. Hai finalmente raggiunto quell’equilibrio comunque instabile, uscendo però da quella situazione che ti portava un giorno a piangere, ed il giorno dopo a iniettare veleno con lo sguardo. Sei quasi felice.
Poi la incontri.
Magari proprio la sera che ti sei ripromesso di farti una serata facile.
Perché appena la vedi, capisci già che non t’interessa più nulla.

Non ti avevo proprio notato la prima sera.
“Non ti avevo proprio notato la prima sera.”

Approccio

Vi siete guardati. A volte sfiorati. Vi è capitato ancora di vedervi al locale. Lei saluta tutti al bancone, tu poca gente, però è l’occasione per presentarsi. Tu biascichi il tuo nome manco fossi in overdose, lei scandisce ogni lettera del suo manco lavorasse alla Crusca. All’inizio vi ignorate, poi inizia un corteggiamento che il National Geographic ritirerebbe una troupe intenta a riprendere il rarissimo Vermis Giovanardis che dice una cosa giusta, pur di fare un servizio su di voi che schizzate ormoni come in una pubblicità di Hugo Boss.
Tu cominci a girarti sigarette con una mano mentre con l’altra sotto l’ascella intoni “I Can’t Help Falling In Love With You”, nella versione degli UB40.
Lei invece farà capolino con lo sguardo dalla selva delle sue amiche civette, intente a mangiare le budella di un topo, e ti guarderà con gli occhi così illuminati da sembrare uno dei bambini de “Il Villaggio dei Dannati”.

"Dio, già gli succhierei via l'anima."
“Dio, già gli succhierei via l’anima.”

Contatto

Ci siamo.
Dopo le richieste su Facebook, le scambio di mail ed account Twitter, gli hashtag su Instagram e.. ah già, i numeri di telefono, c’è l’appuntamento.
E non parlo di quelli in cui siete entrambi imbarazzati, da “oddio che dico” e sguardi sulle merde per strada pur di non guardare lei.
Parlo di un primo appuntamento a ruota libera, fatto di risate e sguardi che sai già si trasformeranno in scambi di fluidi attraverso modalità più o meno legali.
Un’uscita che sai già diventerà un’entrata.
Vi raccontate tutto quello che il discorso appena chiuso vi fa venire in mente, uno scambio di battute così veloce da far girare la testa agli sceneggiatori di “The Newsroom”.
È lei. È presto, ancora non sei nemmeno sicuro del fatto che abbia davvero una vagina. Ma si sa, nessuno è perfetto.

"Va bene anche se mi dai fuoco nel sonno."
“Va bene anche se mi dai fuoco nel sonno.”

Salita

E non salita faticosa. Ma la salita che fai per arrivare in vetta. Vetta di cui parleremo dopo.
Sono i momenti in cui avete già fatto sesso, amore, bondage e fisting, in cui vi siete raccontati i vostri segreti più nascosti (“e ti giuro, non immaginavo che una testa umana potesse davvero parlare, una volta staccata dal corpo”), in cui ognuno dei due esce anche in compagnia degli amici dell’altro.
Vi sorprendete di quante cose avete in comune: ma va, anche tu trovi INDISPENSABILE respirare?
Quando tu sei in giro e lei ti chiama, cominci a fare le classiche cose da innamorato che sta al telefono: ti allontani dagli amici, ti metti davanti a un muro, poggi il dito su una macchia nella vernice e cominci a far girare il fottuto mondo intorno a quell’indice. Ti bruciasse casa, tu quel dito dal muro non lo leverai fino a quando lei non chiuderà la chiamata.
I tuoi amici intanto si sono già ubriacati, ripresi e sbronzati di nuovo.
Ma anche tu non sei del tutto lucido.


non mi veniva nessuna foto azzeccata, quindi ecco un evergreen

Apice

Eccola, la vetta.

È quando tutto va bene, molto bene. Siete una cosa sola, anche quando non state insieme. La gente vi guarda e muore di dolcezza, i diabetici vengono dimezzati, i cali di zuccheri vengono guariti e vincete il premio Nobel per l’Amore come dei moderni coniugi Curie, ma senza che lei muoia per esposizione alle radiazioni, e lui per una carrozza che gli ha spremuto il cranio.
Siete belli. Vi vedete più belli, in forma, nonostante siate immersi in quell’oceano di cazzi chiamato vita. Lavoro, studio, impegni, responsabilità?

!!SHUT DA FUCK UP!!

Noi siamo innamorati.
Nulla potrà mai scalfirci.
Nulla.

"Ma cosa sarà mai, questo nulla che sento giungere sulla mia nuca?"
“Ma cosa sarà mai, questo nulla che sento giungere sulla mia nuca?”

Discesa

Come la salita non era intesa come negativa, di contro la discesa non è una di quelle da fare coi fiori tra i capelli cantando “Aquarius” e masticando acidi.
Decisamente no.
Diciamo che più come essere infilati in un barile pieno di acciughe morte di varie malattie veneree, sigillato e buttato giù da uno di quei canyon alla Beep Beep.
È che escono fuori i “difetti incrociati”, e cioè tu le fai notare il suo che lei ti fa notare il tuo. Poi entrano in gioco i caratteri, il passato, le situazioni di tutti i giorni.
Insomma, quella che prima era la fabbrica di Willy Wonka ora è la casa di una confraternita dopo la festa di fine anno, ragazza stuprata e piena di Roipnol inclusa.
Non capisci nemmeno come ci siete arrivati, a rinfacciarvi di quando tu hai lasciato il cotton fioc usato nelle lasagne, o di quando lei è uscita una sera tornando due giorni dopo giustificandosi dicendo che c’era una svendita di scarpe a Siena.
È fatta, senti il suolo che si avvicina sempre più veloce.
E vaffanculo lo sapevo che non facevano paracaduti di Hello Kitty.

Però fanno il gioco di Hello Kitty che usa un paracadute. Mind blowing.
Però fanno il gioco di Hello Kitty che usa un paracadute. Mind blowing.

Schianto

BAM!!
Suolo.
Durissimo, granitico suolo.
Ti rialzi, scacci la polvere dai vestiti mentre aspetti che si posi quella alzata dalla caduta.
Per dio non si vede una mazza.

Ma capisci anche senza vedere che lei non c’è più.

Anzi, ora che ci fai caso è passato anche un bel po’ di tempo.
La polvere sta ancora lì, ma sai che tanto prima o poi scenderà.
È questione di fisica, è natura, è la vita.
Da sempre.
E allora prendi delle scatole e ci metti dentro tutto quello che ti servirà in futuro.
Col tempo le aprirai sempre meno, ricordandoti a memoria quello che sai ti sarà utile, per un sorriso come per una riflessione seria.
Col tempo.

E poi oh, col tempo potrai dire che sono passati mesi, dalla tua ultima scopata.