Avvisi di Garantismo

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– Allora ragazzi: secondo il nuovo codice di comportamento del Movimento, che ho scritto io nella mia stanza e che vale per tutti, da oggi la linea da seguire è «un avviso di garanzia non vuol dire nulla». Siamo d’accordo?
– Sì Beppe!
Certo boss!
– Beh, io
– Io cosa, Joker?
– Dai Beppe lo sai che mi da fastidio quando mi chiami così!
– Di Maio non posso farci nulla. Quando sorridi sembri un misto tra Heath Ledger e uno con un ictus. E tu sorridi sempre. Quindi, Joker, spiegami che problema hai col nuovo codice.
– E chi ha parlato di problema! È solo che dall’inizio fino a ieri abbiamo tenuto la barra dritta sugli avvisi di garanzia degli altri.
– Esatto. Fino a ieri. Ma visto che qui ormai siete incontrollabili, e che starvi dietro è peggio che avere figli scemi, facciamo che se ve li beccate vi difendo una tantum. Da oggi.
– Ma certo, capisco benissimo e condivido appieno. Mi domando solo come gestiremo la prevedibile valanga di merda che ci pioverà addosso. Fino all’altro giorno se nella stessa frase c’era scritto “indagine” e “nome politico a caso“, eravamo pronti ad arrotare la lama della ghigliottina.
– Per quello vi ho già mandato una mail ieri l’altro, dovresti averla ricev
– Mail?
– Lascia stare. La strategia è questa: facciamo i vaghi. Ci diranno di tutto. Che ci siamo risvegliati garantisti. Che questo è un provvedimento ad personam (o in questo caso, ad Virginiam), proprio come faceva Berlusconi. Quindi noi facciamo i vaghi. Tiriamo avanti. Fidatevi, questi ci vengono dietro comunque.
– Difi?
– Alessandro, levati quel cazzo di casco che le vacanze in scooter son finite da mesi.
– Ok. Io però lo tengo per sicurezza. Che c’ho paura mi arrivino sassate.
– Ma da chi?
– Boh, che ne so. Dalla gente che s’è stufata.
– Ma che cazzo dici. Quella poca gente che si è stufata di noi è troppo intelligente per passare alla violenza. E guarda che è meglio che quelli svegli smettano di sostenerci, anche di votarci. Son pericolosi, quelli intelligenti. Guarda me.
– Beh io mi ritengo abbastanza intelligente.
– Fico stai zitto, che nemmeno il cognome c’hai di pericoloso.
– Scusa.

– Ragazzi meravigliosi, forse non vi ancora chiaro il concetto. Finché il nostro elettorato, come anche solo chi ci sostiene e ci difende sulla rete, ha il quoziente intellettivo di una piastrella da bagno, siamo in una botte di ferro. Ma voi su Facebook ci state solo per Candy Crush o vi fate un giro sulle vostre bacheche? Appena uno, dieci, cento piddioti si mettono a criticare quello che avete appena scritto, arriva l’esercito delle dodicimila scimmie a prendere le nostre difese. Si fanno i copincolla tra di loro, diventano più virali dei video di gattini pucciosi. Sono il nostro pane quotidiano e per dio se me li voglio tenere stretti. Senza di loro, e se questo fosse un paese con una memoria storica che vada oltre il Mondiale del 2006, non saremmo arrivati manco a fare il secondo V-Day. Grazie al cielo siamo circondati da allenatori attaccati alle slot machine, cinquantenni che hanno capito da venti minuti come si accede a Facebook dallo smartphone e schiere di giovani accecati dalla rabbia di un paese che gliel’ha messo nel culo già da ragazzini. E poi, non dimenticatevi la mole di fasci e fancazzisti comunali che hanno votato Virginia. Non scordateveli mai, quelli come gli altri sparsi per l’Italia, che son buoni pure per difendere una femminuccia come te, Alessandro. Comunque, tornando al discorso.

Fate.
I.
Vaghi.

Non possiamo permetterci di cadere nella tentazione della polemica e dello scontro. Qui, appena arriva qualcosa a Virginia, dobbiamo essere compatti nel difenderla. Almeno pubblicamente. Poi, per conto nostro, ne parliamo meglio. Però devo saperlo subito, e per farlo ho bisogno che un portavoce mandi una mail tramite il sito altrimenti non vale. Joker, tu puoi farmi una telefonata.
– Grazie. Quindi poi, tra di noi, andiamo di Trattamento Pizzarotti?
– Ma no Joker, che poi finisce come con lui, che ti ha smerdato mille volte per non aver risposto alle sue richieste di incontro.
– Ma quando mai?
Via mail.
– Ah.
– Detto questo, io torno a Malindi. Avete qualcosa da aggiungere? Alessandro?
– Io voglio che gli aretini devono votare.
– Eh?
– No scusa, pensavo a Scanzi.
– Stai tradendo gli ideali della logica. Joker?
– Io vorrei un consiglio.
– Dicci pure.
Hotmail o Libero?
– Fico?
– Fico come? Punto com o punto it?
– Dio santissimo. Che ragazzi meravigliosi.

Caro Giachetti, Ma Sei Serio?

La mia reazione quando ho letto il post di Giachetti.

La mia reazione quando ho letto il post di Giachetti.

Caro Roberto,

che tanto semo romani e se chiamamo subbito pe’ nnome, mica te offenni vè?

Ti scrivo in italiano, che è meglio e così ci capiscono più persone, ché io mica lo so se le persone hanno capito davvero che casino succede a Roma.
Roberto, io sono Romano come te. Ho vissuto per 29 anni a Ponte Galeria, a due passi da Malagrotta, quella che prima che intervenisse Marino era la discarica operativa più grande d’Europa. Poi è arrivato lui, ed ha detto basta all’ennesima proroga di sei mesi.
Ma non voglio star qui a farti la ramanzina su quello che Marino sì, e tutti i suoi predecessori no. Io voglio solo spiegarti una cosa, o almeno provarci.

Ieri tu, o il tuo Staff, avete pubblicato questa foto sulla tua pagine FB. Invito chi legge e che non sa di che parlo a cliccare, che io quello schifo sul mio blog non ce lo metto. In sintesi, hai usato quella tecnica che Alessandro Gilioli sul suo profilo ha perfettamente descritto come “testimonial alla rovescia“: e cioè, invece di pescare tra chi appoggia te preferisce prenderne due “brutti, sporchi e cattivi” che votano l’avversario.

La mia rezione quando ho letto il post di Gilioli.

La mia rezione quando ho letto il post di Gilioli.

Caro Roberto, tu ne hai presi due: Alemanno e Marino. Hai preso due loro frasi di (quasi) endorsement alla Raggi ed hai detto “oh, ‘sti due zozzoni la votano, mica vorrete abbassarvi al loro livello”.
Partiamo dal presupposto che su Alemanno manco ci soffermiamo.
Ma tu davvero hai paragonato lui a Marino? Cioè, il primo un fascista della peggio specie, un ladruncolo, un ex carcerato che è stato barricato cinque anni in Campidoglio e per cui non avete fatto NULLA per cacciarlo, mentre il secondo è un chirurgo di fama internazionale che ci si è messo di punta, contro tutti e contro di voi, il suo partito, che lo ha abbandonato prima, ridicolizzato ed accusato poi.

Roberto, io capisco che il vicolo è cieco. Game over, come diceva Renzi ai suoi schiavi quando ha dato il segnale di far cadere Marino. Al ballottaggio hai più speranze di incontrare Elvis andando a votare, che di vincere. E tutto quello che riesci a fare è solo spostare voti verso la Raggi. Magari pure il mio, chissà.

Caro Roberto, io come te sono romano e seppur la vita politica l’ho sfiorata, accarezzata, a volte solo guardata mentre dormiva, vivo a Roma e mi ci sposto, ci vivo, quando ho due soldi ci mangio pure. Il quotidiano è un inferno, la prospettiva a lungo termine un incubo.
E tutto quello che riuscite a fare da un anno a questa parte è solo ed esclusivamente consegnare la città ad altri, spostando l’attenzione e gettando sabbia negli occhi alla gente.
Io con Marino avevo visto un po’ più in là, nonostante gli scioperi bianchi ed i continui, giornalieri attacchi che arrivavano da tutte le parti. Avete massacrato un uomo e con lui i suoi elettori, ed altro non avete fatto che stuzzicare i nostri corpi con un bastone. Ci avete illuso di poter essere un partito lungimirante, e ci avete spezzato sogni e gambe nel giro di due anni.

Caro Roberto, ricordati che se ora sei lì, in un angolo, a prendere destri da tutti insultando la mamma della gente perché non sai dire altro, è anche colpa tua, tua e del tuo partito che ci ha costretto, tutti quanti, ad incazzarci più del dovuto, e a vergognarci quotidianamente per questa città che è di tutti, e non appartiene più a nessuno.

Caro Roberto, ti saluto, con l’augurio che da oggi al 19 i tuoi spot siano più corretti, mirati, che tu riesca a fare il miracolo anche solo per far rosicare i grillini. Ma fidati che al prossimo passo falso, avranno un voto in più che non hanno ricevuto al primo turno.

Cose Su Cui Impegnarsi Ora Che Di Caprio Ha Vinto L’Oscar

"Avrai pure vinto l'Oscar, ma la Winslet ancora non te la scopi."

“Avrai pure vinto l’Oscar, ma la Winslet ancora non te la scopi.”

Ora che Leonardo nostro ha vinto l’Oscar, possiamo concentrarci su altre opere rimaste incompiute, traguardi ancora non raggiunti, usanze da eliminare. Cose che hanno tutte le carte in regola per diventare i prossimi tormentoni da qui alla loro realizzazione.

Tipo:

– impedire ai vip di dare nomi del cazzo ai figli. Basta con Falchi, Civette, Oceani, Tettoniche a Zolle (nome composto). Da quel giorno sarà vietato dare nomi di merda alla propria prole, pena una pensione minima e la radiazione dall’albo delle celebrità;

– beccare quel coglione che ancora scrive “Lulic ’71” in giro per Roma, obbligandolo non solo a cancellare le scritte, ma a sostituirle con “M’illumino d’immenso”;

– eliminare l’adesivo “Vaticano” da sotto alla fermata di Lepanto sulla metro A di Roma. Perché non è vero che ferma a San Pietro. Quindi o fai la fermata alla Basilica, oppure rimane Lepanto e basta;

Che pecionata.

Che pecionata.

– far eliminare ‘sto cazzo di cetriolo da ogni cocktail che chiedi. Perdio, ma che è successo, c’è stata una sovapproduzione di ortaggi fallici che vi permette di metterlo pure nell’acqua? È esploso un Boeing pieno di semi di cetriolo sopra una vallata di merda di mucca?

“Ciao volevo una media chiara.”
“Con o senza cetriolo?”
“Dipende dove lo metti, pazza!”

– far fare un altro giretto a Padre Pio. Stavolta in piedi però, e che si muova con le sue gambe. Sennò di che miracoli parliamo?

– cominciare a poter chiamare le suore pinguini senza per questo essere giudicati come blasfemi;

– poter camminare sulle macchine che parcheggiano sulle strisce, o che ci frenano sopra mentre c’è il pedonale verde, ovviamente avendo sempre con sé delle comode scarpe da alpinista;

– poter tagliare la mano a chi viaggia senza biglietto. Su ogni mezzo pubblico di ogni regione;

– poter bannare dalla vita reale, per un periodo di trenta (30) giorni, chi pubblica bufale. Il ban va scontato dentro una stanza, nutriti di solo pesce, con tutto il repertorio video possibile di Piero&Alberto Angela che spiegano tutto. TUTTO;

– riuscire a riportare a casa i Marò, soprattutto oggi che abbiamo un giorno in più almeno per pensarli;

– poter fare le linguacce ai non vedenti per strada, ed allo stesso tempo non farci brutta figura coi vedenti;

– che tutti i telecomandi, i mouse, le cloche del mondo siano ad immagine e somiglianza di un pene. Così, per ridere;

– che le tette siano riconosciute patrimonio dell’umanità.

Leo

Improvvisate #5 – I Giochi Son Finiti

Mi sei stata accanto, questo so.
Intere nottate passate insieme a ridere, gridare, imprecare e gioire.
Poi magari per giorni, a volte mesi, ci si perdeva di vista: io ero troppo impegnato con la mia vita, tu sempre chiusa in casa davanti alla tv.
Ma quando ci si rivedeva, mi bastava un dito per accenderti e scaldarti. E tu non dicevi mai nulla, stavi lì e ti facevi dire e fare di tutto.
Insieme abbiamo visto film (pure quelli zozzi), serie tv, foto, abbiamo ascoltato musica ma soprattutto giocato, grazie al tuo dono innato di farmi tornare bambino tutte le volte.
E le tue forme. Cazzo, le tue forme: morbide, piene, con quel tuo vestito sempre nero ma portato con eleganza e disinvoltura, che quasi sembravi una sposa in negativo.
Mentre poi, in tutti questi anni, mi divertivo con altre donne, tu mi hai sempre aspettato, senza mai farmi pesare i miei difetti e le mie mancanze.
Sei stata un’amica, una compagna, un’amante, tutto quello che ho sempre cercato in qualcuno.

Ora, dopo quattro anni, te ne sei andata.
È stato un attimo: mi son girato, e sei finita nelle braccia di un altro.
Molto più giovane di me, tra l’altro.
Ma ti capisco, ti capisco davvero.
E penso, con tutto il cuore, che te lo meriti.

Addio amica mia, ti vorrò per sempre bene.

Nemmeno quel bambino ti tratterà bene come ti ho fatto io.

Nemmeno quel bambino ti tratterà bene come ti ho fatto io.

“Immagino Nessuno Sia Vegetariano”

[SSAGIO ANTISPOILER  — ATTENZIONE — MESSAGGIO ANTISPOILER  — ATTENZI]
(immaginare la scritta qui sopra scorrevole come quella fuori gli alimentari dei bangla)

IL SEGUENTE POST PARLA IN MODO CONFUSIONALE DELLA PUNTATA 8 (OTTO) / STAGIONE 8 (OLLO) DI DEXTER.
SE NON SIETE ARRIVATI A QUESTO PUNTO, SIGNIFICA CHE
O
SEGUITE QUELLA IN ITALIANO
O
NON SIETE MASOCHISTI COME ME ED AVETE CEDUTO VISTO LA SERIE CHE SI È TRASFORMATA IN UN QUADRO TIPO POLLOCK MA FATTO DA MARIO ER CAVEZZA.
COL VOMITO.
DEL SUO GATTO.
MORTO.

[E MESSAGGIO ANTISPOILER – ATTENZIONE – FINE MESSAGGIO ANTISPOILER – A]
(questa immaginatela scorrevole come quelle fuori dai negozi dei cinesi)

Intanto uno ecco a voi uno dei motivi per cui continuare a vedere Dexter.

Hannah, palindroma e puledra.

Hannah, palindroma e puledra.

E insomma ve la faccio breve, spiegandovi gli appunti che mi sono segnato (sì ho preso degli appunti) (sì stasera sto in gran forma, o almeno così mi sussurra all’orecchio per incitarmi l’enorme armadio parlante qui accanto).
In sintesi la puntata è un paio palle incredibile, dove anche le scene con un minimo di dialogo sensato vengono rovinate da un dettaglio che nelle passate stagioni (perfino la settima dove i segnali di un’epidemia di peste creativa nella stanza degli sceneggiatori erano ben visibili) sarebbe stato eliminato o curato meglio.
Esempio?
Hannah e Dex in macchina, lei che gli chiede del perché lui non la sia andata a cercare per spezzettarla e lui che tenerone cuccioloso risponde che voleva saperla ancora nel mondo.
Che carini vero?
Peccato che dall’autoradio esca una canzone che sembra cantata dai Gipsy Kings in fase preadolescenziale, perché devono ancora ricordarci, dopo otto fottute stagioni, che la serie è girata a Miami.
Dio mio, pensate che palle se a CSI: Miami ogni volta che fanno le analisi delle prove, col montaggio veloce e le inquadrature gggiovani, invece di mettere i pezzoni rock o comunque gggiovani, mettessero una canzone che sembra presa dalla playlist di un villaggio vacanza messicano.
Comunque, se non è la canzone è il green screen dietro che manco in “Atto di Forza”, oppure è il dialogo smorzato a metà quando prima era uno dei pregi massimi di “Dexter”.
La puntata scorre così, ma..

Ecco le due tre stronzate che mi hanno aiutato a non cadere in trance invocando Trinity come sta succedendo da ormai troppe puntate:

Dialogo Quinn – Jamie

-Se ti avesse chiesto Deb di restare, non ti saresti opposto all’idea.
-Deb non mi chiederebbe di restare. Vorrebbe catturare l’assassino a tutti i costi, come me.
-Scusami se non sono Deb.

"E mò che cazzo ho detto di sbagliato?"

“E mò che cazzo ho detto di sbagliato?”

Qui esce fuori, finalmente, la parte simpatica di musone-Quinn che risponde onestamente ad una domanda, perché in quel momento lui rappresenta tutti noi ed il nostro modo di rispondere a cuore aperto ad una domanda la cui risposta è: Deb faceva la poliziotta, ancora spacca i culi ed è buona quindi starebbe con me a cercare di prendere il bastardo. Fine. Jamie invece viaggia tra i cieli della gelosia e la faccia del povero Quinn dice tutto su quanto uomini e donne non si capiranno mai.

Scena comica con Zach + Zach e Deb

Prima c’è Zach che mi stavo sul cazzo. Poi pare che è lui ad aver ammazzato quell’altro angelo di Cassie, e quindi oltre a starmi sul cazzo lo trovo anche l’ennesimo attacco di schiuma alla bocca degli sceneggiatori che ormai vorrebbero solo soffocarsi con la propria lingua. Poi spunta fuori che Zach non c’entra nulla, anzi!! ha messo in pratica il rituale di Dex con qualcuno che se lo meritava: plastica, coltelli, scotch. Solo che l’ha ammazzato di botte prima di farlo a pezzi ma vabbè, tutto questo per arrivare al fatto che Zach diventa finalmente un motivo per seguire ancora ‘ste ultime gocce di veleno che è diventato “Dexter”. È simpatico, l’attore è bravo, si muove bene e le scene in cui “Dudizza” Dex (“Don’t dude me) sono esilaranti, anche perché la seconda volta si giustifica pensando che Deb e Hannah si stiano contendendo il roscio. Che in effetti è vero. Insomma è proprio forte, mi fa ridere, fa la parte da Ciuchino in macchina (dando il titolo alla puntata) ed è talmente tutto perfetto che a fine puntata lo ritroviamo morto.
Spero per un ottimo motivo, altrimenti che la peste li accompagni per sempre, costringendoli a scrivere puntate del “Jersey Shore” per sempre.

Tette figlia Masuka ma anche figlia Masuka

Si commenta da solo no.

(sì lo so è della puntata prima ma volevo metterlo)

“IMMAGINO NESSUNO SIA VEGETARIANO”

Il titolo del post arriva dalla scena del tutti a cena a casa Vogel, a tavola con Dex, Hannah e Zach che insieme fanno circa 1014 omicidi. Un bel quadretto.
La frase la pronuncia la Vogel portando una specie di timballo a tavola, assicurandosi che tre serial killer che sulla pelle hanno avuto più sangue che sudore siano tutti amanti della carne.

M’ha fatto ride.

Poi in realtà mentre vedevo la punta mi è venuta in mente tutta una parte triste fatta di paragoni con la mia vita, il mio passato, il mio presente, ma era così difficile da scrivere che ho preferito seguire il consiglio dell’armadio parlante.

“Sì amico, spengo tutto, che è tardi”

PS – questo è quello che ha detto Andrea Scanzi a proposito di “Dexter”:
ha duramente stroncato la seconda stagione, parlando di personaggi secondari improbabili, messaggi etici discutibili e ironizzando sulla solidità di personaggi come Debra e Rita. Scanzi ha affermato che «l’ultima puntata della seconda stagione è quanto di peggio si sia mai visto negli ultimi anni». [wiki].

Ciao Andrea, insegna agli angeli a non capire un cazzo di niente.

Improvvisate #2 – Come Tifare Ancora Per Lance Armstrong

(cose mal digerite ed appuntate al momento che copincollo prima che finiscano sotto al sedile di “Wristcutters”  detto anche “di cosa stavamo parlando?”)

Chi abita a Roma sa di cosa parliamo quando sgraniamo gli occhi davanti ai “cambiamenti” da campagna elettorale. Come dicevo qualche tempo fa, la ventata di aria nuovamente vecchia penetra nelle crepe istituzionali della città, riempie gli ignoranti polmoni della gente ed arriva al cervello facendoti credere che sia tutto vero. Una sorta di gigantesca allucinazione collettiva che ti fa vedere operai che operano, vigili che vigilano e autobus che autobussano.
Cose reali, ma che poi spariscono regolarmente alla conclusione delle elezioni.

Ma siamo nel 2013, esiste un mondo parallelo fatto di reti wifi e smartphone grazie al quale veniamo a sapere che le stampanti 3D sono in grado di riprodurre un rene
e che Gianni Alemanno ha un account YouTube.
Lo scopri perché ti tocca vederlo in tuta nera mentre va a caccia di mignotte sulla sua moto, perché a lato del video i primi consigliati sono Alemanno tra la gente, Alemanno spazzino,Alemanno a un comizio, Alemanno che respira, Alemanno che guarda. Sembrano le serie di libri per bambini dove l’orso sfigato diventa un eroe all’ultima pagina.

Oggi, però, si è raggiunto il climax, il colpo di scena finale che tutto crea e tutto distrugge: papà Berlusconi raccomanda il figlio tutto speciale Alemanno. Un video che non puoi esimerti dall’ammirare, slogando le tue mascelle in un’espressione tra l’incredulo ed il santiddio.

Lo zar compare seduto nel salotto di una casa scelta ed arredata probabilmente dallo scenografo dello spot con Alvaro Vitali per MAS: tessuti dorati, quadro con dipinto un qualche monumento con particolare dorato, lampada di mia nonna con finiture dorate, protagonista con faccia d’orata.

Più o meno così.

Più o meno così.

In rigoroso completo con spilla tricolore, papà Silvio sembra il genitore chiamato dal preside perché non sanno se bocciare o meno il figlio. Un padre farebbe di tutto, pur di far passare l’anno (cinque, in questo caso), e quindi di getta nel classico pippone pidiellino con introduzione, cose cattive sui comunisti, cose buone sul figlio.
Inizialmente esorta tutti a votare (#vincechivota), sottolinea che il sindaco è di tutti i romani come se questa cosa non fosse mai stata già detta in ogni occasione al mondo per qualunque tipo di ruolo, e comincia con il pippone contro Marino (solo scrivendo il nome, gli ho già fatto più campagna elettorale di quanta ne ha fatta per sé stesso).
Nell’ordine, papà tentacolo lungo ci dice di non affidarci al vivisezionista seriale perché:

– “Marino non è di Roma“.
Vero, è di Genova. Così come anche Alemanno non è di Roma, bensì di Bari;

– “Marino non conosce la città”.
Ora, non so come fare le pulci in fatto di toponomastica urbana a Ignazio, però ieri al confronto Sky a sbagliato un re su sette, mentre er sindeco sui nomi dei Colli ha preferito glissare. Giudicate voi, io lo chiamo attacco di “mecacosotto”;

– “Marino non ne conosce vita e problemi”.
Sarà, ma di certo sarà a conoscenza del fatto che la vita rasenta quella di gente sotto coprifuoco, che ha perso il senso della realtà e cammina coi paraocchi, ed i problemi sono quelli di una città dell’est Europa di vent’anni fa, con servizi inesistenti e criminalità a mille.

Poi passa al figliol prodigo, elogiando la sua conoscenza della città (“di Roma conosce tutto”); dice che “ha lavorato bene per cinque anni”, anche se penso volesse dire “ha piazzato gente a lavorare per bene”; sa cosa bisogna fare per migliorare la nostra vita e quella della nostra città, e questa sembra una frase che un maniaco direbbe alla sua vittima in un filmaccio di serie ics: “so io cosa è bene per te piccola, so cosa ti serve. Quello che ti serve è essere sodomizzata mentre ti tengo la testa nel cesso tappandoti il naso con un morsetto da batteria”. Diciamo che mi è suonato così.

Infine ci raccomanda di andare-a-votare, e di scegliere la “competenza, l’esperienza e la serietà di Gianni Alemanno, sindaco della nostra capitale”.

Un papà in piena forma, tre quarti di minuto splendidi, perfetta sintesi della propaganda liberticida cui ormai siamo abituati.

Dopo anni, possiamo capire da soli chi e chi non, giudicando in base a fatti reali, dalla lettura di una delibera sbagliata ad una passeggiata per Roma. Perché basta fare due passi per capire che troppe cose non vanno.

Io Marino il vivisezionista seriale non l’ho votato al primo turno, avevo ben altro per la matita.
Ora è un passaggio obbligato, ed agire al contrario sarebbe come tifare ancora per Lance Armstrong.

Improvvisate #1 – Dubbi Da Social Netework Ed Un Finale Tragico

(cose starnutite ed appuntate al momento che copincollo prima che finiscano nei panni sporchi dell’universo tutto detto anche “gli effetti negativi della Cannabis”)

Qualcosa del Genere (chi non lo conoscesse è pregato di guardare da molto vicino una sega elettrica in azione, da ubriaco) scrive questo:

Facebook ha rimosso la cosa che avevo scritto su Helmut Newton perché a quanto pare trova immorale e socialmente diseducativo che ammiriate la bellezza umana nelle sue più alte espressioni mentre spiate la vita del vostro ex-ragazzo, vi rincoglionite coi meme dei quattordicenni americani e fingete che vi piaccia Apparat.
Mi scuso e ve la ripropongo con le opportune modifiche.

pubblicando poi il post “inrcrminato”

“Non penso che Helmut Newton avrebbe successo senza la buona fede delle donne che ti trascinano alle sue mostre. Io non direi mai: “Ehi, che ne dici se prima di andare da me a bere qualcosa ci guardiamo 50 foto di giovani pediatri di Emergency con 25cm di cazzo e un attico a Monteverde?”.

Ora, tralasciando l’applicazione delle regole di Facebook, che se fossero quelle di un paese reale le strade sarebbero piene di ragazzine troppo truccate, gatti e citazioni di Moccia sui muri, volevo soffermarmi sui commenti di FB.

QdG affronta svariati argomenti degni di un commento in sole 11 righe: le già citate “leggi” di Zuckerberglandia, Helmut Newton, la bellezza umana, l’uso di FB, i meme site, Apparat, senza contare quelli del post rimosso, degno del solito, geniale cinismo sempre (mai) volgare. Si potrebbero aprire discussioni infinite su ogni argomento, preso singolarmente o intrecciandolo con un altro. A voler perdere tempo, potresti stare ore a scrivere cazzate.

Invece, c’è chi pensa bene di commentare così:

 

“… 🙂 … è vero…”

Nove puntini, quattro lettere e uno smiley,
Prima di tutto: è vero cosa? È vero tutto o in parte? È vero che Facebook censura? O che il quadro che fa QdG dell’utente medio corrisponde a realtà?

Ma poi, più che altro, cosa ti spinge a scrivere “… 🙂 … è vero…”? Non puoi semplicemente mettere il like, come tutti, e poi startene zitto invece di dover per forza divulgare il nulla-pensiero solo per dire “ehi ci sono”?

La terra la calpestiamo in miliardi tutti i giorni (tranne i paralitici), e tu sei solo l’ennesimo sacco di concime in pelle, come tutti noi.

Questo, ad esempio, è vero.

(: