Tette

Emily_Ratajkowski

Io il primo bacio vero, quello con lingua e bava e parecchio schifo, l’ho dato alle medie.
Lei si chiamava Sara, era quella un po’ tonta della classe, era dislessica, puzzava pure un po’, ma aveva due tette enormi. Gigantesche. Una cosa che a 13 anni ti manda fuori dalla grazia di dio, ma ancora non sai perché. Natura, dicono.
Io stavo lì e non pensavo altro che alle sue tette, anche se tenevo in piedi dialoghi fissandola negli occhi. E sapete una cosa?
Non sono mai, mai riuscito nemmeno a sfioragliele. Mi ha sempre fermato, sempre.
Nemmeno per sbaglio, sai ti giri per prendere una cosa e.. niente.
Durò un paio mesi, ma fu per altri motivi e non per le tette, giuro.

Insomma io da lì avrei dovuto capire che sarei stato attratto da donne problematiche, magari non a livello di ritardo mentale o dislessia. Oddio, sulla prima in alcuni casi non ci metterei proprio la mano sul fuoco, comunque diciamo esemplari più unici che rari. Ed avrei dovuto anche capire che avrei sempre voluto qualcosa di irraggiungibile, da loro. Qualcosa di vietato, di proibito.
E non parlo di tette. Cioè, anche quello. Ogni uomo vuole toccare le tette di una donna, ovvio. Ma non è questo il discorso. Anche se sembra.

Il discorso vero è che voi donne avete qualcosa di indefinito che noi uomini non potremo mai raggiungere. Non riusciremo mai a stare al vostro passo.
Io con tutte le ragazze con cui sono stato, con le donne con le quali ho condiviso parole e racconti e lenzuola e non per forza tutti insieme, ho sempre provato questa sensazione di eterno secondo.
So che detto così è tutto completamente soggettivo, ma fermatevi a pensare alla donna con cui siete ora, a quelle che vi sono state accanto per mesi o anche solo lunghi aperitivi ma a cui comunque avete raccontato le vostre vite o le vostre giornate, con le quali avete viaggiato, anche solo a parole, a quelle che vi hanno visto piangere. Voi eravate lì e loro vi hanno ascoltato, vi hanno consgliato, vi hanno carezzato la testa e lo avranno fatto guardandovi coi loro occhi pieni d’amore, pieni di quel qualcosa di indefinito che è riservato a pochi e desiderato da molti.
Loro sono davvero l’altra metà del cielo. Anche quando minaccia tempesta.
Se siete fortunati, vi potrete godere la parte serena e con qualche nuvola sempre diversa giusto per farne ogni volta un cielo splendido e unico.

E se siete davvero, davvero fortunati, vi faranno anche toccare le tette.

Fototessera

Istantanee

Istantanee

Qualche tempo fa qualcuno mi ha chiesto

“Ma perché ci tieni così tanto alle miniature?”

Eh

mi son detto io, intrinsecamente dentro il mio stesso più profondo.

Perché?

In effetti non me lo son mai chiesto, ma credo sia normale se una cosa è diventata parte della tua vita in modo naturale. Un conto è chiedersi perché si tiene tanto ad un cellulare da mille euro che dopo sei mesi è obsoleto, un altro è chiedersi perché si vuole bene a dure persone incontrate tre anni fa per caso, e con cui ora ti ritrovi a condividere pasti, progetti e splendide notizie.
C’è una bella differenza.

Però la risposta non è stata questa, perché a mente calda, di puro istinto, ho risposto che in sostanza sono uno dei pochissimi, se non forse l’ultimo esempio che l’amore quello sincero, quello fatto di confidenza e trasparenza nei gesti, nelle parole, anche quelli non fatti/non dette, ancora c’è. Ed onestamente per uno che non ci crede più tanto in queste cose, e che per trovarsi a suo agio se inventa uno diverso ogni giorno, di amore, per rifuggire da quello possibile nella vita reale, è una sorta di oasi in mezzo al deserto dove fermarsi e rinfrescarsi la faccia per rinsavire e non morire cinici e soli.

E non parlo di quell’amore sbandierato, sbattuto in faccia per far vedere che non si è soli, che guarda anche io ho trovato qualcuno. Sono gli sguardi, quelli che parlano, ed i loro dialogano all’infinito mentre suonano, mentre cucinano, mentre Gabriele guida il Westfalia e Silvia beve un goccio d’acqua dalla bottiglia. Sono i sorrisi quando lui si perde in un assolo e lei aspetta per capire quando poter ricominciare. E non c’è una volta che perdano la loro sincronia, non c’è il momento perso o l’inciampo per distrazione. Viaggiano inseme, mano nella mano, ma senza sfiorarsi.

Ecco insomma la mia risposta è stata che se posso passare del bel tempo con delle belle persone, io ce lo passo. Perché ci viziamo a vicenda con gesti belli e gentili, e bellezza e gentilezza sono, adesso più che mai, cose rarissime.

Poco altro da dire se non sperare che i loro progetti si realizzino tutti, e poter essere persino di aiuto nel metterli in piedi è un piacere immenso.
Magari chi legge pensa che, alla fine, questa non sia altro che la descrizione di un’amicizia, e del loro essere una coppia. E non sbaglia nemmeno.
Ma fermatevi a pensare a quanti tipi di rapporti della vostra vita si basano su questo tipo di confidenza e reciprocità. A quanti davvero si rispecchiano nella più pura definizione sincerità. Estendete pure le ricerche a conoscenti, a persone che sono anche solo amiche, e vedrete che il cerchio si stringe, come i riflettori su una specie in via d’estinzione.
Ed è solo avendoli nella propria vita che possiamo salvarli, salvaguardarli e magari poter addolcirla, la nostra vita, imparando pure qualcosa.

Salviamo l’amore, porca zozza.

Introduzione Retroattiva

Mi piacerebbe dare per scontato che tutti voi abbiate già sentito (parlare) delle miniature, ma di scontato ormai ci sono solamente le tariffe per i cellulari ed i prodotti di prima necessità alla Coop. Quindi se proprio non ci siete ancora arrivati, vi do un assaggio:

Senza dilungarmi troppo, ieri Gabriele e Silvia (le minature, se ancora non si è capito) si sono esibiti al Celacanto, piccolo grande centro di quella che tutti chiamano cittadinanza attiva, ma che lì si fa per davvero. Creato dall’associazione “Coppula Tisa” anni fa, il Celacanto ha cominciato a distinguersi dalla massa di associazioni più o meno attive sul territorio salentino. Territorio che sembra essere stato scoperto solo negli ultimi cinque anni, ma che ha più storia e tradizioni degli Stati Uniti d’America. Una terra amata ed allo stesso tempo presa di mira da speculazioni, palazzinari, gente che senza scrupoli devasta interi terreni con i purtroppo noti “ecomostri”, dalla casa costruita sulla scogliera al bar che per essere tirato su distrugge costa e spiaggia.
Antesignani nel campo, i soci di Coppula Tisa nel non troppo lontano 2005 acquistarono un orribile fabbricato abusivo mai terminato che deturpava da fin troppo tempo un tratto bellissimo di costa. Dopo averlo acquistato, beh.. lo hanno distrutto a colpi di ruspe e picconi. Un’azione, una di quelle vere in cui ci sporcano le mani, la fronte, in cui ci ferisce e si marchia il posto col sangue. Da lì, questo tipo di azione è stata ispirazione per tantissime altri “compra per distruggere” nell’ambito dell’abusivismo edilizio.
Gente col cuore, quella di Coppula Tisa.
Cuore e palle, lasciatemelo dire.

Azioni. Reazioni. Emozioni.

Azioni. Reazioni. Emozioni.

Oltre a questo e ad altre tantissime iniziative (laboratori di riuso e riciclo, falegnameria, detersivi e prodotti per la casa fai da te), una delle più belle è forse quella dell’ospitalità solidale. Esempio: se sei un musicista, cantante, artista di strada e vuoi esibirti o solo trovare un posto dove dormire, tu ci metti la tua arte, e loro l’ospitalità tutta salentina. Una camera, il cibo, ma soprattutto la compagnia ed i sorrisi, che di questi tempi sono più rari di un assessore che ci capisca qualcosa del suo lavoro.
Ma può capitare che tu non sappia suonare altro che un citofono, e che la tua arte di strada al massimo sia tenere la porta aperta alle signore. Ecco, anche in questo caso sei sempre loro ospite e tutto quello che devi fare è dare una mano a sistemare il posto. Dal mettere un paio di chiodi al dipingere, dal cucinare e scartavetrare un muro.

“Ma io sto in vacanza!!”

E allora vai a spendere un sacco di soldi per un posto affollato e che è tenuto come la stanza delle torture di Guantanamo.

(ok mi sono dilungato)

Insomma, ieri sera il mondo miniature e quello Coppula Tisa sono entrati in collisione, una splendida collisione.
Mi hanno chiesto di introdurli prima del concerto. Visto che non parlavo davanti a così tanta gente da quando mi sono dovuto giustificare per un arresto per atti osceni in luogo pubblico, mi sono un po’ emozionato.
Quello che è uscito fuori è stato:
“hghghghgh miniature ghghghhg orgoglioso ghhghghg grazie ghhghggh miniature!!”

Quello che avrei voluto dire, invece, è questo:
“Gabriele e Silvia, qui dietro a me, sono le miniature. Li ho conosciuti quasi due anni fa mentre passeggiavoa Piazza Navona con un’amica per Roma. Non so se, in un altro momento della mia vita, mi sarei fermato. E non per togliere qualcosa a loro, anzi. A fine serata vi sentirete più ricchi di ora, ne sono sicuro. Ma sapete quando “è il momento”? Ecco, quello lo era. Quel giorno di Ottobre col sole, il sorriso e la bellezza di quella mia amica che non vedevo da troppo tempo, la piazza piena al punto giusto. Insomma, era il momento.
E dopo un’intervista, dopo averli fatti conoscere in giro grazie alla rivista per cui collaboro, grazie alla loro disponibilità artistica ma soprattutto umana eccoli qui. Dopo avergli rotto le scatole per tutto questo tempo, avergli scroccato pranzi, passaggi e cd, è con un piacere che non so nemmeno descrivere in questo momento che vi presento due bravissimi artisti, due geniali musicisti ma, ecchecavolo lasciatemelo dire, due amici.

Le miniature.”

Ecco, vale sicuramente meno ora che il concerto è finito tra applausi, sorrisi e tanta ottima musica.
Ma credo valga e varrà per sempre come introduzione a due persone straordinarie, e che mi aiuterà a ricordare la serata di ieri come una delle più belle della mia vita.