L’Appartamento di Via Roma – Seconda Parte

palazzo

[la prima parte qui]

Il nuovo proprietario sapeva però che non sarebbe stato facile, per tanti motivi: prima di tutto veniva da tutt’altra città, e questo generò la prima ondata di malumori perché si pensava a qualcuno del posto, che conoscesse la situazione. E poco contava che anche l’inquilino precedente fosse forestiero, o che il nuovo avesse studiato bene la situazione. Ché oltre a tempo e pazienza, anche la memoria è una fonte facilmente esauribile.
Sapeva di dover lavorare e molto, sull’immagine dell’Appartamento, cancellando ogni traccia di degrado ed incuria che si manifestava in intonaco ormai più a terra che sui muri, finestre divelte dove tutto poteva passare, il pavimento marcio ed i topi ovunque. Pensava a quanto fosse incredibile che ancora quella casa volesse essere abitata da qualcuno, e che qualcuno invitasse ospiti che accettavano di buon grado l’invito, gozzovigliando tra cibo costoso e ratti enormi.
Ma era, e senza esagerazioni, letteralmente sconvolto dal fatto che tutti gli altri inquilini, dai vicini di muro ai dirimpettai, avessero atteso così tanto per stancarsi, per decidere di provare a ricominciare da capo.

Ogni giorno, però, si scrollava di dosso questi pensieri e lavorava, sbagliava e riprovava, cominciando a sistemare qualche finestra, coprendo momentaneamente i buchi in terra con dei giornali. Gli stessi giornali che cominciavano ad additare la sua lentezza, il suo essere troppo spesso fuori casa per comprare altri attrezzi e trovare persone competenti che si occupassero ognuna di un aspetto dell’Appartamento, che era però urlato come un abbandono, una noncuranza, un preferire l’aria aperta. E così anche i condomini cominciarono sempre più a mugugnare, malelingue come nemmeno nei peggiori paesi fatti di suocere e nuore che si odiano ma che in piazza si salutano sempre.

Cominciò a trovare la porta scardinata, scritte irripetibili sui muri, i vetri delle finestre rotti senza schegge all’interno. Segno che erano rotti da dentro, che qualcuno si introduceva in casa sua per sabotarlo, per farlo ricominciare ogni volta. I famosi dieci passi indietro dopo averne fatto mezzo in avanti.
Di sicuro c’era anche la sua ingenuità, il suo voler far vedere agli stessi che gli mettevano il bastone tra le ruote che poteva farcela senza mettere una porta blindata, o qualche sensore nell’Appartamento. Era ogni giorno più debole e solo, ma sempre più convinto di potercela fare.

Tutto precipitò quando colse in fragrante due dei suoi vicini, più precisamente l’amministratore di condominio che tanto spinse per farlo insediare ed il portinaio, che al contrario era il primo detrattore del nuovo inquilino. Trovò il primo con una mano ben fasciata, intento ad infrangere ogni superficie trasparente e riflettente che trovava. Il secondo, meno nobilmente, urinava camminando, così da poter marcare più muro possibile.
Non ebbe nemmeno il tempo di dire qualcosa che da dietro comparvero tutti i restanti condomini, più i dirimpettai e persino gente che in Via Roma nemmeno ci abitava. Una folla silenziosamente inferocita, di cui si sentiva un solo respiro così profondo che quando l’aria uscì dai polmoni spazzo vià giornali e fece cadere gli ultimi frammenti di finestre dagli infissi.
Capì che era finita quando la folla si aprì come un corridoio, indicandogli senza cenni l’uscita.

Prese le sue poche cose (uno zainetto, i suoi occhiali da vista e la sua dignità) e prima di uscire si girò una sola volta, e senza parlare provò a far capire a tutti l’errore che stavano commettendo.

Ma non ci riuscì.

[fine seconda parte]

L’Appartamento di Via Roma

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L’appartamento di Via Roma era il più bello della città. Negli anni tanti altri stabili avevano provato ad imitarne stile ed abitudini, fatte di feste piene di gente importante ed incontri segreti con persone ancora più importanti. Ma nessuno era mai riuscito a prendere i suoi tempi, le fortuite coincidenze ed i proprietari furbi, e per questo è da sempre l’Appartamento, con la “Capital A”, come dicono gli americani che l’Apartment lo hanno sempre frequentato.

Tutto il resto del condominio che ospitava l’Appartamento era contento della situazione, ché nonostante alcuni loschi figuri ed il rumore praticamente continuo e quel benedetto ascensore che spesso non ce la faceva a fare tutti e sette i piani, la sola presenza di quella casa portava prestigio e molte, alte offerte all’entrata, che venivano poi distribuite tra tutti gli occupanti del palazzo.

Certo, la sua fama era dovuta soprattutto a quello che succedeva tra le persone, visto che la facciata esterna così come i servizi interni erano stati ormai abbandonati per secchi di acqua di una sorgente lontana e a cibo portato da località remote, di poco costoso quanto il trasporto, ed enormi teli con il palazzo disegnato sostituivano la vernice secca ed i cornicioni crepati. Ma l’importante, non dimentichiamolo, era quello che succedeva dentro: mani che si stringevano nel nome di vecchie amicizie, mani che portavano doni ai padroni di casa, mani che si lavavano via lo sporco con quell’acqua che tanto aveva viaggiato. L’intonaco cadeva, ma i rapporti si saldavano sempre più, e poco altro contava.

Un giorno però, arriva un nuovo inquilino. Perché sotto sotto tutti i condomini si erano stufati di quella situazione. Ok il prestigio e la fama, ma gli anni erano passati e bisognava assolutamente curare l’immagine, far riprendere i servizi, sistemare quell’ascensore troppo lento, se non spesso rotto.
Il nuovo inquilino si insediò perché il vecchio fu mandato via per voto quasi unanime da parte dei condomini. “Quasi”, perché alcuni avrebbero preferito vedere il palazzo crollato, pur di continuare a farsi un loro gruzzoletto.
Il nuovo coinquilino decise di fermare le feste, gli incontri, i secchi d’acqua ed il cibo esotico. Si rimboccò le maniche ed insieme ad alcuni fidati amici iniziò a sistemare l’Appartamento. Armati di pennelli, carta vetrata, giornali e tanti attrezzi. Voleva l’aiuto di pochi ma esperti colleghi, senza interferenze dei condomini né tantomeno di chi passando per strada, in memoria dei vecchi tempi di bagordi, provava a strizzare l’occhio ed a porgere la mano sporca e piena di soldi.
Niente da fare: il nuovo inquilino chiedeva solo tempo e pazienza da parte di tutti.

Ma si sa bene che tempo e pazienza sono due risorse che vanno via molto in fretta. I soldi, ed i rancori, si possono accumulare.
E queste cose lui non le sapeva.

[fine prima parte]